Un Terminal andato in fumo. Cosa si respira a Fiumicino?

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Eternit a Fiumicino 1Eternit a Fiumicino 2Verbale Riuione EnacSeconda Lettera USB – Susi CiolellaPrima Lettera USB – Susi Ciolella (3)Foto Mirko G.7665Fiumicino Fire – Foto di M.Giacomi

Spinta da alcuni dubbi e alla ricerca di risposte, ho provato a scovare i responsi sul web e mi sono imbattuta in questi dati che, se non chiariti al più presto potrebbero certamente gettare allarme in chi non ne conosce le risposte.

Cosa significa tutto questo?!

Facciamo un salto indietro e chiediamoci quali rischi possano causare i resti di tutto quel materiale bruciato nell’incendio, ormai noto a tutto il mondo, del Terminal 3 nell’Aeroporto di Fiumicino.

Cosa accade dopo un incendio? Va tutto in fumo o qualcosa, viste le dimensioni dell’accaduto, resta in qualche modo nell’aria?

Le risposte sono per gli esperti, ma ai ‘comuni mortali’ la legittima domanda resta.

Secondo quanto appurato dalle comunicazioni del sindacato USB Lazio “ i tagli alla sicurezza sono la vera causa dell’incendio”.  Con conseguenti riduzioni di controlli attraverso la carenza di vigilanza e ispezioni sui luoghi di lavoro.

E come se ciò non bastasse, sempre secondo l’USB “per intervenire nelle zone colpite si stanno utilizzando i lavoratori senza la minima protezione, esponendoli alle polveri sottili e quindi in una grave situazione di pericolo per la loro salute”.

 

A fronte di tali dichiarazioni il sindacato invia due lettere (al Dipartimento di Prevenzione dell’ASL RMD, l’USMA di Fiumicino e la stessa ENAC) per chiederne l’immediato intervento.

Certo è che la situazione che si evince da queste lettere e da un estratto di quello che sembra essere il ‘Verbale di Riunione ENAC del 9 Maggio’ appena trascorso, lasciano alquanto perplessi.

 

Si parla, nella prima delle due lettere,  di intervento di lavoratori, senza mascherina protettiva nell’area interessata dall’incendio chiedendone l’immediata verifica e nella seconda missiva di “Situazione” di  “grave rischio per i lavoratori aeroportuali Fiumicino e per gli utenti”.

 

Sempre a quanto appreso da questa lettera (del 9 Maggio 2015) ai passeggeri sembrerebbe consentito il passaggio al molo T3 per il raggiungimento del Gate H. Ciò esporrebbe i passeggeri all’esposizione di fuliggine proveniente dalle aree circostanti , ora chiuse, perché interessate nell’incendio.

Le domande si susseguono. Ci si chiede perché consentire il passaggio in aree ancora non efficienti e non ripristinate. Oppure, ancora, perché esporre gli utenti ed i lavoratori alla possibile inalazione di fumi e particelle che potrebbero essere presenti in un’area che (stando sempre a quanto esposto dalla USB) non ha ancora riattivato gli aeratori.

Ci domandiamo quali danni potrebbero causare, se così fosse appurato dalle indagini in atto, l’inalazione dell’aria circostante le aree interessate dal catastrofico incendio.

Si legge, in quella che potrebbe essere la documentazione presentata come Verbale di Riunione ENAC , che la ADR (sono sempre supposizioni) avrebbe commissionato alla HSI Consulting un campionamento dell’area partenze del Terminal 3. Dalle analisi sarebbe risultata la presenza di sostanze organico volatili, di idrocarburi policiclici aromatici, di metalli, polveri e fibre aerodisperse, ma che queste non avrebbero superato i limiti previsti dalla normativa vigente sia nazionale che internazionale per i luoghi di lavoro.

 

Questi dati sono già noti ad ENAC e ADR e comunque nei prossimi giorni proseguiranno ulteriori campionature anche differenti dalle aree interessante nell’incendio.

Continuando la lettura di questo unico (supposto) documento ENAC si apprende che la ADR ha già affidato alla società BELFOR (esperta in disaster recovery) la bonifica delle aree interessate dall’incendio. E che avrebbe provveduto a segregare le aree interessate direttamente e attivato quelle non colpite in modo grave. Avrebbe inoltre sostituito i filtri degli impianti di condizionamento e delle Unità di Trattamento Aria (UTA), provvedendo alla installazione di erogatori di sostanze naturali in grado di abbattere l’odore residuo.

 

Tate supposizioni saranno oggetto di apprensione, fino a quando la stessa ENAC, la ADR o gli esperti incaricati alle indagini non faranno luce, non solo sugli eventi provocatori dell’incendio, ma soprattutto su quanto sta preoccupando chi ogni giorno si trova a lavorare o a transitare nelle aree interessate e non,  dall’incendio.

La situazione sull’accaduto esposta dal sindacato USB è, se non preoccupante, almeno allarmante.

Qual è il livello sotto il quale queste particelle non dovrebbero essere un danno per la salute dei frequentatori dell’Aeroporto?

 

Da studi di settore  (accessibili a tutti) sappiamo che da una qualsiasi combustione si producono varie particelle come lo stesso Particolato Carbonioso (Black Carbon) comunemente detto Fuliggine.

 

E soprattutto che questo è una delle sostanze prodotte dal nostro ormai troppo comune smog. Non solo, ma la dimensione tipica di questo particolato è al di sotto della “soglia di inalabilità” posta a 10 µm (PM10). e che da differenti ricerche   se ne è appurata la connessione con casi di tumore alla vescica.

Oltre a ciò circolano in rete su una pagina Facebook dedicata  all’Aeroporto di Fiumicino, foto che riportano pezzi di Eternit tra i resti andati in fumo a Fiumicino

Certamente non ci resta che sperare nel fatto che, chi sta ed è intervenuto fino ad ora, sappia quali siano le corrette misure di messa in sicurezza, ma altrettanto certamente il timore, dei non addetti ai lavori che quell’odore e i fumi li respirano tutti i giorni (secondo testimoni con gli occhi che lacrimano e fastidi alla gola),  è del tutto legittimo.

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