Quando hai la colpa di non essere colpevole

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Quando,circa un anno fa, contribuì al corposo impianto peritale con una ulteriore consulenza per Raffaele Sollecito al fine di integrare ulteriormente la richiesta legittima del risarcimento per ingiusta detenzione, non pensavo che mi sarei trovato di fronte a questa perla del sistema giudiziario italiano.

image “i vari giudici dapprima a emettere e poi a mantenere una misura cautelare detentiva a suo carico, apparendo evidente che una diversa condotta, che avesse evitato dichiarazioni contraddittorie o palesemente false, ovvero che avesse fornito una immediata spiegazione delle loro incongruità rispetto alle diverse emergenze dalle indagini, avrebbe evitato il nascere o il consolidarsi del sospetto della materiale partecipazione del Sollecito all’omicidio della giovane Meredith Kercher o quanto meno avrebbe consentito una diversa valutazione della sua pericolosità rispetto a quella che motivò l’emissione e lungo mantenimento della massima misura cautelare”

Questo è il motivo per cui se sei stato incarcerato per 4 anni da innocente, ti viene negato il risarcimento. Non è il solo. Pare che più della metà delle richieste venga infatti rifiutata su un concetto interessante che propongo. Tutto a rigore di legge logicamente.

solleDa quello che ho capito è che si è interpretato l’articolo 314 c.p.p. cil quale afferma che se non ti dimostri innocente o non fai pensare che sei innocente, o non collabori per mostrarti innocente e quindi (conseguenza tipica della logica giuridica che nulla ha a che fare con la scienza comportamentale) induci il giudice a pensare che non sei innocente, allora non hai diritto al risarcimento del danno che i giudici, in nome del popolo italiano, ti hanno inflitto. INSOMMA… se, con un comportamento da vero idiota, da innocente, fai pensare che sei un cattivello puzzoncello e inganni la buona fede e simpatia e la grazia e la poesia del giudice, lui può tenerti in gattabuia senza che lo stato si prenda il peso delle sue responsabilità. La vittima insomma è il giudice!

Visto che sono quanto di più distante dalle supercazzole giuridiche, l’impressione principale è che, per salvaguardare il numero di boiate di taluni personaggi <una piccola rispetto a chi fa il suo lavoro con coscienza autentica>, si tenda ad invertire un principio costituzionale:

Art. 27

La responsabilità penale è personale.

L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato 

Amanda Knox Awaits Murder VerdictA monte va ricordato che la Costituzione non è una cosa giuridica, ma un trattato di convivenza che definisce diritti e doveri, tanto da essere scritta in una forma accessibile a tutti: l’accessibilità al testo è una prerogativa assoluta perché le regole di convivenza fossero l’espressione collettiva e non il volere settario di uno.

Tornando ai principi, faccio semplicemente una riflessione comportamentale che penso mi competa: sono non colpevole (non innocente, ma NON COLPEVOLE). Sempre. Fino alla Cassazione. Se sono non colpevole e vengo recluso venendo privato della libertà è per la famosa trimurti del giurista:  

  • rischio di inquinamento delle prove.
  • il rischio di fuga dell’imputato.
  • il rischio di reiterazione del reato.

Raffaele-Sollecito_650x435Spiego:  un giudice, su valutazione del”accusa (elemento di parte), conferma la mia pericolosità per qualcosa che non ho commesso e mi mette in carcere quando EGLI non è sicuro delle  prove (ha il suo INTUITO investigativo, come un poliziotto ebbe a dire durante un’udienza del processo a Perugia nel giustificare quella che era stata indicata come l’arma dell’omicidio e questo basta per mandare in carcere una persona…. L’intuito), o pensa che io scappi da non colpevole (come diceva il detto indiano<non scappa mai un uomo innocente>) o presuppone che io ripeta un crimine di cui non sono ancora stato riconosciuto colpevole (se sono non colpevole perché dovrei rifare una cosa di cui non sono colpevole).

Ma non sono colpevole. O meglio, sono non colpevole. Vengo rinchiuso in un istituto in cui vengono reclusi i colpevoli. La mia posizione viene equiparata da un punto di vista comportamentale a quella di chi il reato l’ha commesso. Sono trattato nella stessa maniera. Le sbarre sono le stesse. Eppure sono ancora non colpevole. VENGO PRIVATO DELLA LIBERTA’ SULLA BASE DI UN SOSPETTO.

Riconosciuto non colpevole perché (nel caso specifico) tale ero, ho diritto al risarcimento del danno, ma visto che non mi sono abbastanza mostrato non colpevole allora ho la colpa di essere non colpevole. Eppure io già ero non colpevole.

Un esempio: mi chiamo Fabrizio. So di esserlo. Di secondo e terzo nome faccio Andrea Enrico (all’epoca si usava), ma legalmente firmo solo Fabrizio. Per strada qualcuno invece inizia a chiamarmi con un altro nome. Lo correggo perché mi chiamo Fabrizio. Ma lui continua a chiamarmi con un altro nome. Allora io mostro la carta di identità. Questo non basta. Mi continuano a chiamare con un altro nome. Al che io aggiungo lo stato di famiglia che mostra il mio nome ed aggiunge dopo la virgola, altri due nomi Andrea Enrico. Dopo 4 anni un giudice finalmente riconosce che la persona per strada, per suo dolo, mi ha chiamato con un nome diverso dal mio. Io sono Fabrizio. Chiedo il riconoscimento di questa cosa ed il dolo dell’altro che nel frattempo mi ha arrecato numerosi problemi, ma mi si risponde che dal momento che sullo stato di famiglia dopo la virgola, c’è anche Andrea ed Enrico, allora non mi possono riconoscere come Fabrizio anche se sono tale. Insomma sono io che non ho detto la verità nell’essere riconosciuto Fabrizio.

Insomma ho la colpa di essere non colpevole, il che da un punto di vista logico farebbe tirare al cielo la volontà dei Santi. Ma siamo un popolo timorato del Signore.

Come consulente potrei riassumere la vicenda processuale di Raffaele, ma non mi spetta, potrei parlare dei danni alla sfera personale che la reclusione gli ha portato, ma immagino che lui li voglia tenere privati, perché è già abbastanza che abbia il peso di quello che ha subito. Tra l’altro questi sono solo i danni quantificabili. Gli altri, assimilabili a danni esistenziali, sono ancora in discussione.

l_69xbLa vicenda di Raffaele racconta quella di centinaia di migliaia di persone che hanno subito o subiscono il suo trattamento. Nel silenzio. Come mi raccontò più volte , non è una questione di soldi, ma il riconoscimento che il diritto è morto o è la somma della volontà di un singolo o di due individui o di tre al massimo e che la volontà  di un’altra persona venga giustificata anche quando altri, indipendentemente, riconoscano le gravi mancanze, le forzature e la violenza che questa persona ha usato nei confronti di chi gli era teoricamente pari.  Appare ancora più grave questo dal momento che ogni giudizio viene dato nel nome del POPOLO ITALIANO. A mio nome. A nome dell’imputato riconosciuto NON COLPEVOLE. A nome di tutti.

Il giudizio di Firenze sancisce e finalmente porta alla luce il grande inganno della Giustizia. Quello di essere voce degli uomini e dell’applicazione della postilla. Non un concetto concreto. Quando la norma vince sul diritto, allora è giusto riconoscere che esistono, all’interno del popolo italiano, classi di serie b, esodati dalla vita collettiva.

Estrarre la postilla vuol dire che il principio non esiste. Perché Raffaele ha reso (se lo ha fatto) dichiarazioni che hanno dato adito a pensare ad illuminati giudici che era non colpevole? Perché Raffaele Sollecito ha ingannato la buona fede di spettabili rappresentanti del Popolo Italiano?

giustizia-statuaLa risposta è in quel dispositivo di custodia cautelare in carcere e nella incapacità del singolo di rendersi conto della sua MOSTRUOSITA’. La carcerazione preventiva viene usata, in molti casi, come strumento per spezzare la volontà, distruggere le certezze e soprattutto dividere. Un atto di tortura degno solo della Santa Inquisizione, perpetrato a chi ribadisce la propria non colpevolezza. Ad essa concorre la regola della lentezza dell’iter burocratico. La carcerazione preventiva come misura da scontare in carcere ha una volontà VESSATORIA e vendicativa ed è TORTURA. La verità è che in quei 4 anni Raffaele si rifiutò di consegnare Amanda Knox ai magistrati di Perugia e tenne fede a quello che aveva sempre ribadito (Amanda era con me). Fu tenuto 4 anni in carcere a scontare la lealtà nei confronti della sua ex compagna. Quel che successe in seguito fu il risultato di quell’ulteriore  atto  accaduto sempre a Firenze nella pronuncia di colpevolezza per lui e per la Knox .

Quando qualcuno dice che è meglio non avere a che fare con questa Italia, sa quanto profonda sia la pratica e la potenza burocratica di una nazione che parla per frasi fatte e vuoti consensi. Un popolo gettato alla volontà di uno stato che garantisce il colpevole e insozza il NON colpevole. Un mondo di fascicoli con i numeri che rappresentano uomini. Pezzi di carta al posto di persone. Pratiche da sbrigare nella logica della vendetta e della punizione. Quando alcuni si chiedono il perché di tanto scollamento tra gente e classe dirigente, dovrebbe pensare sempre a quel che può succedere, in un paese che si definisce civile, in un’ aula di Tribunale… se la ruota gira male. Perchè anche il magistrato, per poter conferiti, è classe dirigente.

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