Sabrina Alfonsi: “La politica? Non si può fare se non c’è passione”

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“Date alle donne occasioni adeguate ed esse saranno capaci di tutto.” (Oscar Wilde)

……e la loro occasione, le donne della nostra rubrica “Le Presidenti: 7 Donne 7 Storie” con determinazione se la sono costruita: in politica. Amministrare un Municipio e farlo a Roma, in una città difficile, “alienata” ed alienante, è impresa ardua: ne parliamo con Sabrina Alfonsi, Presidente del I Municipio al suo secondo mandato presidenziale.

Presidente, da molti, oggi, l’impegno politico è purtroppo considerato un esercizio spesso legato soltanto al proprio interesse o alla ricerca di una visibilità personale. Cosa l’ha spinta ad intraprendere questa percorso? Cosa è stato per Lei? Una vocazione? Un’occasione? Oppure un’eredità?

<< Nessuna eredità anche perché nella mia famiglia nessuno ha mai fatto politica attiva. Ho cominciato un po’ come tutti, a scuola, al Liceo Mamiani, dove la politica era diventata quasi una” materia scolastica”. Poi, piano piano, è diventato un esercizio diverso, sempre più coinvolgente, sempre più serio ed impegnativo, soprattutto da quando ho iniziato a lavorare per il Tribunale dei diritti del Malato: mia madre, giovanissima si è ammalata di tumore,  e questa esperienza mi ha catapultato in un ambito, quello dei diritti delle persone sofferenti ed in difficoltà, che ha rappresentato e rappresenta un tema a me particolarmente caro. Ho poi ritenuto opportuno costruire la mia esperienza ed il percorso all’interno del partito modulando il mio impegno attraverso le quotidiane difficoltà di quartieri e di realtà che non mi appartenevano anche per conquistare faticosamente quella necessaria visione di insieme per chi vuole concretamente dare un contributo positivo nell’ambito della politica municipale o comunale. Sin da giovane, infatti, pur essendo cresciuta in uno dei quartieri più centrali di Roma, Prati, ho deciso di attivarmi politicamente partecipando a manifestazioni sulla via Tiburtina dove c’era tutta una questione femminile legata alle fabbriche ed in particolare alla Voxson, che stava chiudendo. Mi sono ritrovata a confrontarmi con una situazione difficile, ma formativa e questo è stato il mio primo contatto con una politica “di parte” volta a  tutelare i soggetti più fragili da un punto di vista economico, culturale e sociale e a garantire a tutti pari chances. Sono stata fortunata ad avere incontrato sulla mia strada Walter Tocci, allora Presidente della 5 Circoscrizione, che mi ha insegnato a mettermi sempre in discussione, a continuare a studiare, perché questo mestiere non si può fare se non c’è passione altrimenti diventa solo un esercizio di potere. Non bisogna arrestarsi alla prima idea, ma approfondire e sviluppare le questioni in ogni sfaccettatura.>>

Come si svolge una sua giornata tipo? Come riesce a conciliare la sua attività di donna in politica con la sua vita privata?

<<Adesso è più facile perché mio figlio ha diciassette anni! Giulio, si, veramente, è cresciuto a “pane e politica“; infatti conosce ed apprezza il mio impegno, anzi ne è sempre stato complice senza esserne sopraffatto. Ha cosi potuto riconoscere l’importanza della mia attività. Oggi potrei dire di essere soddisfatta perché il mio impegno politico e sociale l’ha portato a crescere prima rispetto ai suoi coetanei…>>

Ne ha sofferto ?

<<Sofferto non direi, Il suo percorso di crescita si è modulato sicuramente con e su una diversa consapevolezza delle situazioni che lo circondavano. Giulio( studente di Liceo Linguistico) ne ha tratto sicuramente dei benefici, non fa politica però la “respira”. Per esempio nella sua scuola durante un periodo di autogestione ha spinto perché si parlasse della  violenza sulle donne curando in prima persona l’organizzazione e contattando direttamente la “Casa Internazionale delle Donne”. Per me è stato un momento di soddisfazione, anche per il feedback ricevuto rispetto alla sensibilità su temi che un adolescente maschio non sempre può percepire come vicini….…>>

Quali sono i suoi hobby?

<<Amo il cinema ed i libri: in particolare  i romanzi del primo novecento, una lettura romantica che mi permette di evadere e di staccare da tutto ciò che è politica; inoltre adoro cucinare e mi riesce anche bene.>>

Lei appare una donna risoluta e diretta, si scopre invece una sentimentale?

<<Sicuramente i sentimenti in generale fanno parte della mia vita. Non saprei vivere una vita  che non sia impregnata di sentimenti.>>

E’ scaramantica? Ha dei portafortuna sulla sua scrivania?

<<No non lo sono, ma ho diversi portafortuna che le mie amiche mi hanno regalato durante le varie campagne elettorali: li conservo con molta cura, però più per affetto verso di loro che me li hanno regalati che per pura scaramanzia.>>

Ha un sogno nel cassetto?

<<No, vivo una vita molto intensa, ho fatto delle scelte anche molto difficili come lasciare un posto di lavoro a tempo indeterminato per intraprendere due iniziative imprenditoriali gestite direttamente in prima persona . Ad un certo punto avevo anche interrotto il mio rapporto con la politica in un momento in cui percepivo non mi appartenesse più; ho ricominciato quando ho avuto di nuovo la motivazione per farlo. Sono certa che se un giorno avrò un sogno da realizzare, farò il possibile per farlo diventare una tangibile realtà. >>

Ama cambiare  e non riesce a stare ferma su sé stessa…

<<Sicuramente! Mi piace sperimentare, mettermi in gioco e per farlo bisogna necessariamente essere inclusivi, aperti, mettersi in discussione e reinventarsi.>>

Qual è stato il momento della Sua vita che ha rappresentato una spartiacque dividendola in un prima ed in un dopo?

<<Beh sicuramente quando mi sono ricandidata nel 2013 ed ho ricominciato a fare politica all’ interno della federazione romana del Partito. Prima mi occupavo di scuola pur avendo il mio lavoro, la mia famiglia ed un tempo a disposizione decisamente maggiore, poi ho deciso di candidarmi alle primarie per l’elezione dei Presidenti di Municipio perché pensavo che quella responsabilità fosse, per certi versi,  la mia vocazione: dare un contributo, stare in mezzo alle persone, vedere realizzarsi la propria azione politica incidendo sul territorio. Lì la mia vita è sicuramente cambiata perché  la caratterizzazione “politica” della mia quotidianità è diventata predominante. Ora è il mio lavoro, oltre ad essere la mia passione! La politica  va vissuta sempre con equilibrio, non dimenticando che essa è una funzione da svolgere con responsabilità, un periodo di passaggio a cui tutti dovremmo dedicare una parte della nostra esistenza, ma è principalmente un servizio a favore degli altri: è il massimo del servizio. Io ho fatto gli scout e gli scout valorizzano questo tema ed è anche il messaggio che lancio ai ragazzi in ogni iniziativa a cui partecipo.>>

La politica come servizio e non come lavoro descrive un’impostazione diversa dai più….

<<Nei periodi iniziali di politica attiva, quando prendevo lo stipendio mi sembrava di ricevere un dono avendo fatto, fino a quel momento, politica esclusivamente per passione e convinzione, rimettendoci ed impegnando risorse personali. Oggi certamente assume anche una sfumatura professionale perché sostengo la mia famiglia con i soldi che ricevo in qualità di Presidente di Municipio. L’aspetto più importante rimane la trasparenza: le persone devono sapere da dove vengono i soldi, chi li prende, ma soprattutto come vengono spesi quelli destinati alla gestione della “cosa pubblica”. >>

Parliamo della condizione della donna. Lei nelle sue esperienze lavorative passate si è spesso occupata di donne: cosa ha rappresentato il femminismo per loro?

<<Quando ho iniziato a fare politica il femminismo era molto vivo e vitale; non posso dire di essere stata una femminista per motivi generazionali, ma lo sono stata nell’ animo e penso che il femminismo abbia fatto una grande rivoluzione nel nostro paese. Non siamo riuscite a trasmettere perfettamente i valori e le conquiste alla donne delle generazioni successive. Oggi si pensa di vivere in un mondo dove regna la parità di genere ma in realtà non è così, anzi forse stiamo tornando indietro: spesso mi trovo ad essere l’unica donna politica in un certo contesto, cosa che non succedeva più da anni e la cosa mi preoccupa. Da un lato dobbiamo preservare quanto di buono ci ha lasciato il femminismo: la pari presenza nella società di uomini e donne, l’affrancamento della donna da fastidiosi vincoli e stupidi pregiudizi verso una  piena presa di coscienza di sé, ma dall’altro dobbiamo andare avanti e raggiungere una fase successiva, quella della parità di genere che a mio avviso va ancora conquistata. Io pensavo che le “quote rosa” fossero un errore e parliamo di preistoria, quando le quote rappresentavano un’ opportunità necessaria per garantire il lavoro ai non abili, mentre invece i paesi del nord Europa ci hanno insegnato che una correzione funzionale per garantire una parità effettiva e non solo nelle intenzioni, va fatta per legge: loro infatti sono arrivati alla parità di genere grazie alle quote. Noi ci siamo arrivati tardi ed oggi, come afferma la nostra Costituzione, dobbiamo rimuovere gli ostacoli che non consentono la stessa parità introducendo, ad esempio, nelle leggi elettorali la possibilità della doppia scelta. Nel Comune di Roma è stato possibile avere una significativa presenza femminile in Consiglio solo nel momento in cui abbiamo inserito la doppia scelta e penso che in Consiglio regionale, dove è stata finalmente introdotta, si sarebbe dovuto optare addirittura per l’inserimento della doppia lista: una per consentire alle donne di “correre” con altre donne e l’altra  per consentire agli uomini di farlo con gli uomini.>>

Lei è, dunque, favorevole all’ introduzione di strumenti artificiali funzionali ad una migliore integrazione delle donne nei diversi contesti?

<<Non sono strumenti artificiali, sono strumenti. Si sbaglia quando ci si interroga sulla dicotomia, quasi ideologica, merito o genere. Non sono in contrapposizione, anzi sono complementari. Sicuramente il merito rappresenta la nostra stella polare ma il merito nella parità reale tra uomo e donna. Non ci siamo mai posti il problema del merito quando si eleggevano gli uomini, mentre se ne parla sempre a proposito di donne: si osserva come si vestono, se hanno una famiglia, quanti uomini hanno avuto se non ce l’hanno, insomma c’è sempre una sorta di monitoraggio che invece non viene realizzato a proposito degli uomini. Dobbiamo prima garantire effettivamente la possibilità di accesso, poi si può dissertare di capacità e/o di merito. Quindi quando si discute della legge elettorale oltre al profilo della governabilità del paese bisogna discutere anche delle modalità con cui si debba attuare il principio della parità tra uomo e donna come sancito dalla nostra Costituzione.>>

In che modo le donne in politica ragionano in modo diverso dagli uomini? Quali sono gli elementi distintivi che ne valorizzano l’attività?

<<Io credo che ognuno dei due generi possa portare il proprio bagaglio di esperienze e di vissuto all’interno del mondo politico, così come all’ interno della società o della propria famiglia. Sicuramente noi donne abbiamo un modo di pensare diverso: la maternità ci porta ad essere più sensibili ed attente alle problematiche, consente di vedere prima un problema e di trovarne una soluzione adeguata. Il confronto dei generi, lo scambio costruttivo tra le persone, il dialogo, restano però una risorsa vitale.>>

Ma quale apporto può dare l’esperienza femminile nel mondo politico per la realizzazione de bene comune?

<<Dal femminismo in poi la donna è riuscita a conquistare uno spazio nel mondo e una presenza. Questo ha permesso di avere una visione ulteriore, diversa, rispetto a quella di un uomo che non si è mai dovuto confrontare con determinate difficoltà . Per rappresentare idealmente il percorso di una donna, mi viene da pensare ad esempio al giorno in cui Obama è divenuto Presidente degli Stati Uniti. Lui incarnava il diritto di essere un Presidente afroamericano: era un’esperienza affatto scontata riflesso di secoli di lotte per la parità di un diritto che è naturale, ma che naturale purtroppo non sempre è stato considerato. Le donne hanno la capacità di introdurre nella esperienza quotidiana di vita, quello che sono nella loro società e nel loro percorso storico.Non è un caso che per molti anni le donne si siano occupate delle politiche sociali, sanità, scuola cioè tutti quei temi legati a quello che già facevano nella società. Non sono quindi né più brave né meno brave portano soltanto il loro vissuto in tutto ciò che realizzano.>>

Le differenze tra le donne politiche di ora e quelle di prima?

<<E’ la stessa differenza che esiste tra la politica di ora e quella di prima. Io penso che esista un grande problema  a Roma, nel Lazio e nel Paese  relativo alla mancanza di classe dirigente: come ho avuto modo di affermare anche nelle sedi del PD, bisogna ricominciare a studiare, ad avere una visione strategica. La politica ha perso nel momento in cui ha cercato soltanto di risolvere i suoi problemi e si è chiusa. No alla autoreferenzialità dei partiti! Questi, per loro natura, devono viceversa essere inclusivi, pronti ad ascoltare le richieste e le sollecitazioni esterne trovando sempre le risposte più adeguate in una ragionevole visione di insieme.>>

Quali sono oggi le determinanti di accesso al mondo politico? Competenza, studio…

<<Si ma quando parliamo di studio dobbiamo anche parlare di studio di vita, di cultura, di sensibilità quotidiana; non pensiamo che la politica la possa fare solo l’élite! Ci deve necessariamente essere una conoscenza diretta, uno studio immediato della società, delle esperienze di vita: fare il Presidente di Municipio è per esempio uno studio già di per sé. Quindi studiare sì, conoscere sì ma senza staccarsi dalla società conducendo una vita simile a coloro che si rappresenta: andare al cinema, a teatro, frequentare i luoghi che le persone frequentano perché staccarsi dalla società è stato uno dei peggiori mali della politica.>>

Questo vale per il Partito Democratico?

<<No è una tematica trasversale, ci sono dei fenomeni che non si fermano al singolo partito. Il PD non deve fare l’errore di rincorrere i populismi perché se moriamo grillini, moriamo definitivamente. Solo in questo modo il PD potrà trovare nuovamente consenso e tornare al governo del paese. Esercizi di fantasia di cittadini al potere senza il supporto delle necessarie strutture non funzionano; per me avranno vita breve ma alla fine saremo costretti a pagarne un costo, auguriamoci il meno elevato possibile!>>

Quale invito vorrebbe rivolgere alle donne di oggi affinché incomincino ad impegnarsi nella vita politica?

<<Ma io l’invito lo farei ai giovani. In questi giorni abbiamo fatto un lavoro importante modulato sull’ alternanza scuola-lavoro in cui, essendomi in passato occupata di scuola e pedagogia, ho creduto molto. Noi ci siamo impegnati come Municipio a creare e ad aiutare gli Istituti scolastici affinché un ragazzo che studi, ad esempio, al Liceo Psicopedagogico possa recarsi in un asilo nido per vedere se veramente quello sia il lavoro che intende fare oppure andare in un contesto diverso per valutare quali prospettive professionali possano interessargli. Nell’ottica della osmosi e non della contrapposizione tra società civile e politica, abbiamo anche invitato ragazzi a seguire l’attività della Presidenza, della Giunta e del Consiglio perché penso sia utile e formativo cercare di illustrare da un lato e percepire dall’altro, attraverso il contatto con il Municipio, cosa siano le Istituzioni, cosa sia la politica, quella vera e quella sana. Ritengo possa essere anche un modo per riavvicinare i giovani alle medesime Istituzioni ed alla politica perché il problema più grande è credere che non ci sia bisogno della politica. Trovo assolutamente condivisibile chi oggi afferma che non ci si possa non occupare di politica, perché la politica si occupa comunque di te. In questo contesto un messaggio ancora più forte lo indirizzo certamente alle donne: accettare che il mondo possa essere governato anche dagli uomini, se le donne non trovano quella giusta determinazione per affermarsi!>>

Una curiosità: Lei si interfaccia con le altre Presidenti? C’è solidarietà femminile?

<<Si certo. Oltre a Walter Tocci, ho avuto una altra grande maestra: Mariella Gramaglia, autrice, tra l’altro di un libro, molto interessante, scritto recentemente a quattro mani con sua figlia sulle differenze generazionali. Mariella mi ha trasmesso il principio ed il valore della solidarietà con l’altro e soprattutto tra donne. Quanto al rapporto con le altre Presidenti, per la verità, trovandomi io all’opposizione, le relazioni sono circoscritte ad aspetti di carattere amministrativo: le differenze politiche esistono e si finisce per avere poche opportunità di scambio.>>

Parliamo di Roma e del Municipio: cosa ha Roma di speciale?

<<Beh quando sono andata la prima volta a Parigi avevo quindici anni ed ho capito lo stupore dei turisti che venivano a Roma. Roma mi stupisce ancora ed ogni giorno la riscopro. Certo oggi questa città mi preoccupa perché presenta diversi problemi, penso, però,  che abbiamo bisogno di una diversa narrazione: se vogliamo ripartire dobbiamo iniziare a raccontare che Roma è fatta di esperienze bellissime e positive nei contesti sociali, educativi, che è fatta di grandi spazi meravigliosi e noi dobbiamo riuscire ad invertire la tendenza di ciò che non va. La sfida per me che sono Presidente del Primo Municipio è quella di riuscire a conciliare la città antica con la città contemporanea: per esempio stiamo cercando di ridisegnare il giardino di Piazza Dante con i suoi reperti storici in modo che esso possa essere un luogo in cui bambini giocano, le persone passeggiano ma contemporaneamente godono dei reperti antichi. Questo è il lavoro che sto portando avanti: è faticoso ma deve tendere a far ripartire la città con l’aiuto di tutti, compresa la stampa, perché se dedichiamo mezza pagina alle cose positive che accadono allora si riesce a mobilitare tutti.>>

Ecco se potesse risollevare le sorti di questa città come agirebbe?

<<Io penso che dobbiamo rendere governabile Roma e per farlo dobbiamo ridisegnare l’area metropolitana, il comune urbano, quello extraurbano e poi agire sulla macchina amministrativa, riformandola. Bisogna partire da qui per poi affrontare i problemi concreti di questa città. Io spero vivamente che si faccia la Riforma Istituzionale in questo mandato, in realtà lo speravo già in quello precedente, vedremo, ma una cosa è certa: se dovessimo riandare al voto senza avere approvatola riforma, Roma sarebbe in ogni caso difficilmente governabile.>>

E’ al Suo secondo mandato come Presidente di Municipio su quali problematiche ha agito in modo prioritario?

<<Voglio prima dire una cosa: Sono molto dispiaciuta del fatto che il primo Sindaco donna della Capitale sia così poco adeguato al ruolo e mi spiace dirlo perché mi fa male.>>

Inadeguata per l’inesperienza?

<<Sicuramente. Fare il Sindaco è complicato, farlo a Roma lo è ancora di più e per fare bene il Sindaco di Roma bisogna o conoscere Roma o conoscere la macchina o conoscere la politica…>>

O conoscere qualcuno che conosca tutto…

<<Affidarsi a persone competenti resta un vantaggio ed una leva strategica per elaborare un piano di rinnovamento. Davanti ai nostri occhi il fallimento operativo è facilmente riconoscibile e risulta poco gratificante; a maggior ragione, poi, se realizzato da una donna……..>>

Bisogna fare scouting per cercare le persone adeguate….

<<Le persone competenti, vogliose e determinate ci sono. Bisogna solo costruire un tavolo comune dove l’esperienza collettiva possa rappresentare la risorsa strategica per dare maggiore e migliore concretezza prospettica alle iniziative individuali. Uomini o donne soli al comando non funzionano…..>>

20 kmq e 186.000 abitanti quali problematiche ha riscontrato nell’ amministrazione del Primo Municipio?

<<C’è ovviamente densità ma paradossalmente c’è altresì un grande spopolamento. Il tema prima principale del centro resta quello di creare le condizioni affinché le giovani coppie possano trovare delle opportunità per ritornarci. E’ chiaro che la situazione economica generale non favorisce questa prospettiva: è un tema complesso, le cui sfaccettature sono numerose e varie.>>

Qual è l’idea di fondo del suo progetto politico- sociale del municipio?

<<Un centro storico dove ci sia un equilibrio tra chi ci vive, chi ci lavora e chi viene a visitarlo. Se il centro storico perde questa sua funzione, perde Roma: non ci scordiamo, infatti, che il PIL di Roma è, anzi deve essere determinato in misura notevole dall’apporto della voce Turismo.>>

Il tevere….problema atavico : cosa si può fare per valorizzarlo?

<<Una valorizzazione paesaggistica passa necessariamente attraverso una migliore cura della vegetazione. Una seconda fase deve esser diretta a costruire dei progetti che siano legati sempre ad una fattibilità economicamente sostenibile. Penso per esempio a piccoli interventi che possano dare un significativo valore sostanziale come attrezzare le banchine in modo che possano essere vissute tutto l’anno, sfruttarle per realizzare attrezzature sportive funzionali che potrebbero costituire un centro di aggregazione sociale. Esaltare certo l’opzione della pista ciclabile, ma accanto ad essa sperimentare anche l‘utilizzo dei battelli per spostamenti veri. Da quando vivo a Trastevere ho sempre più consapevolezza della dimensione ampia della opportunità-Tevere che, se adeguatamente gestita, anche con le tecnologie esistenti, può rappresentare un investimento notevole e non una limitazione per l’amministrazione Comunale.>>

Le iniziative di cui va più orgogliosa del Suo progetto

<<Sono varie: sicuramente l’apertura, grazie al protocollo di intesa con le Acri e la Croce Rossa, di un rifugio per 25 persone senza fissa dimora, presso il centro giovani di via della Penitenza, per dare una risposta immediata all’ emergenza gelo. L’iniziativa ha avuto molto successo, anzi bisognerebbe allestire altri presidi perché si presentano molte più persone rispetto a quelle che possiamo accogliere. Inoltre, siamo intervenuti concretamente per rilanciare il commercio ed i lavoro ed attraverso un bando regionale siamo riusciti a presentare tredici reti di impresa. Appena insediata, poi, con la mia giunta abbiamo redatto il bando “Roma sei mia”, che, Marino e lo dico in senso positivo, ci stava copiando, per promuovere la partecipazione dei privati insieme al pubblico nella gestione dei lavori pubblici. Oggi devo dire, con mia grande soddisfazione, che stiamo portando a casa i primi risultati: dalla risistemazione di piazze e giardini ad opera di enti, alla riqualificazione di via della Frezza grazie agli stessi operatori commerciali. Pensare ad un progetto durante la campagna elettorale, convincersi della sua ragionevolezza dopo il contatto con i tanti elettori, realizzarlo e vederne poi i risultati mi dà la certezza non solo di avere avuto la giusta idea ma anche di aver compiuto un buon lavoro.>>

C’è qualcosa, invece, di cui si è pentita?

<<Nella vita di avere studiato poco le lingue! Nel mio percorso politico no, mentre in qualità di amministratrice pubblica forse mi pento di non avere spinto abbastanza per la riforma istituzionale di Roma Capitale affinché l’emendamento che la prevedeva, firmato da Walter Tocci, fosse inserito nella Riforma Delrio per essere votato ed approvato.>>

Lei ha rivestito diverse cariche anche nelle amministrazioni precedenti: meglio il Municipio di allora? o il Municipio di oggi?

<<Sono due “ere” politico-amministrative diverse e ciò è impressionante. Il mio primo mandato ha coinciso con il secondo di Veltroni e per chi come me o Marco Causi (n.d.r. Assessore alle Politiche Economiche, Finanziarie e di Bilancio nella giunta Veltroni e per pochi mesi assessore al Bilancio nella giunta Marino) ha fatto parte di quell’ esperienza politica e poi di quella successiva, non può non notare la differenza tra il prima ed il dopo. Tra come sia stata ridotta Roma e la sua macchina amministrativa dopo i cinque anni di Alemanno, dopo la crisi economica, la perdita di consenso dei partiti e dei sindacati e come fosse prima. Siamo di fronte a due fasi politiche completamente diverse e proprio perché abbiamo conosciuto la prima, possiamo capire dove e come correggere la seconda affinché la città possa tornare ai vecchi fasti>>.

Quale eredità vuole lasciare ai suoi elettori?

<< Sicuramente un Municipio più decoroso, lo dico perché il decoro è il tema più difficile. A dicembre abbiamo azzerato le liste d’attesa dei servizi sociali, oggi stiamo mettendo in tutti i parcheggi riservati ai disabili il dispositivo per far sì che questi non vengano occupati indebitamente, vogliamo inoltre far rispettare le regole ai ristoratori con riferimento ai “tavolini selvaggi” e tenere pulita la città per fare sì che il centro di Roma torni al suo vecchio prestigio. >>

Ultima domanda, a proposito di centro storico, questo come altre zone di Roma presenta il problema delle ”bancarelle”, cosa pensa della direttiva Bolkestein e della sua proroga varata nel Decreto Milleproroghe?

<<Innanzitutto io penso che il commercio su area pubblica debba essere di competenza di un unico ente: o di Roma Capitale o dei Municipi. Per quanto riguarda  Il centro storico di Roma, questo ha un sovraccarico di esercizi mobili e noi dobbiamo assolutamente ridurli portando avanti un lavoro di pianificazione complessiva per comprendere quanti possano essere ricollocati e dove. Ho sempre pensato e tuttora penso che  la direttiva Bolkestein fosse uno strumento utile per eliminare i monopoli e per operare una pianificazione nella nostra città, credo che la proroga introdotta nel Milleproroghe e voluta fortemente dal M5S faccia molto male alla nostra città.>>

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