La “Buona Novella” di Valter Casini: una straordinaria piccola perla a teatro.

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Non essendo un critico di professione mi posso permettere di uscire dai canoni della recensione classica e dire che a Roma al teatro Ambra alla Garbatella sta andando in scena una piccola perla di mirabile fattura. Semplicemente una rappresentazione straordinaria che merita di essere vista assolutamente da tutti coloro che hanno interesse nel teatro.

la-buona-novellaLa rappresentazione è il risultato dell’opera di Valter Casini che adatta in forma “drammatica” (nell’accezione greca del termine) il quarto album di Fabrizio De Andrè, “la Buona Novella”.

Un compito difficilissimo e insidioso che potrebbe spaventare chiunque per la complessità della fonte di ispirazione. “La Buona Novella” è una delle produzioni più difficili e ardite del maestro Genovese che, preso spunto da alcuni vangeli apocrifi, compone un album che è uno dei postulati della cultura italiana del 20esimo secolo. La natività viene rivista in una chiave diversa, non appunto Canonica nel senso biblico, e più intima e drammatica. Raccontarla vuol dire però mortificarla e renderla volgare in senso riduzionistico dal momento che questo album esprime una complessità ad oggi assolutamente inarrivabile. Pensando alla scena artistica contemporanea non si può che provare note nostalgiche lì dove il valore delle parole oggi ha perso tutta la loro potenza.

Valter Casini ne trae un dramma, un racconto che prende forma sulle note e su parole immortali, antiche e potenti, rileggendo il tutto in una chiave attuale, proponendo come scenario la guerra in Siria ed il dramma dei profughi. Questo è lo sfondo, ma resta incredibile come la musica riesca a trasformarsi in una rappresentazione assoluta, senza mai cali. 90 minuti che volano letteralmente.

32715Adattare De Andrè a teatro vuol dire giustamente dar forma ad un Musical. I testi di De Andrè costituiscono un tesoro assai insidioso, in quanto hanno una tale universalità che si rischia di esserne sopraffatti. Questo non accade mai e tutto è perfettamente incastonato nello svolgere degli eventi, dosando  il ritmo giusto ed evitando rallentamenti nel racconto. È chiaro che il limite possa solo trovarsi in una sorta di rielaborazione del teatro sociale che ha una forte demarcazione in termini di struttura comunicativa. La caratteristica principale del teatro di sfondo sociale è al tempo stesso la sua forza ed il suo limite: fornire una percezione alternativa dei fatti ponendo il conflitto. Questo può rappresentare oggi, un grosso limite in quanto ripropone l’incapacità classica di non essersi mai evoluto nel fornire un ottica anti-sistemica si rischia di sfociare in tentativi anacronistici di cui il sistema stesso si nutre. La forza infatti del dramma, sta nello scontro tra le diverse forme normative logiche o naturali che possono costituire il conflitto, ponendo infine una dissoluzione invece che una soluzione. Quando  il cattivo diventa buono perché costretto dagli eventi, si rischia di sottovalutare l’antico conflitto tra “Logos” e “Fusis” e quindi svilirne il “il tendere verso” ed il conflitto “patetico” in cui il superamento della dicotomia umana pone un rapporto insanabile ed insolubile. Ma qui ci troviamo di fronte ad un tentativo assolutamente riuscito perché supportato da un Known how assolutamente di livello.

maxresdefaultNon c’è un punto di debolezza nella totalità della rappresentazione. La “Crew” ( mi sia permessa tale definizione) da veramente il massimo e questo rende straordinario ogni singolo minuto di rappresentazione. Inutile isolare o elogiare qualcuno in particolare ma mi pare utile ribadire la completezza del comparto degli attori e dei tecnici coinvolti.

Fa rabbia che i riflettori nazionali siano puntati su gente che non meriterebbe di allacciare le scarpe a queste persone , ma conforta che ci siano talenti così fulgidi attivi che nobilitino ancora l’arte del palco. Fa anche rabbia che onesti mestieranti o vecchi vesciconi abbiano un ruolo più rilevante nella scena artistica laddove è chiaro che non avrebbero lo spessore per competere con questi straordinari ragazzi in grado di proporre ancora qualcosa di nuovo. Eppure finchè esisterà talento e metodo, l’Italia sarà un posto dove poter proporre evoluzioni del simbolo che niente hanno da invidiare ad altre mondiali.

locandina-la-buona-novellaSi potrebbero fare mirabili analisi sulla figura drammatica di Maria, sulla femminilità del Gesù,  sul ruolo recuperato di una complessità gruppale che è mente di gruppo e corpo del dramma, in cui ogni singolo diventa imprescindibile,   parlare del conflitto inter-religioso come realtà uroborica o delle efficaci scenografie dinamiche e profonde che  creano visioni o per i giochi di luce che accompagnano gli attori, per gli adattamenti musicali o per la ritrovata creatività teatrale, ma è inutile. “La Buona Novella” va assaporata come Gestalt, come restituzione del conflitto sociale e come opera di trasmissione culturale. Una occasione. Una vera occasione di andare a vedere una vera forma artistica al di là delle solite cazzate di Natale per dimostrare che i cretini sono una piccola minoranza. Fate un grosso favore al vostro essere ed andate a vedere “la Buona Novella”. Merita.

LA BUONA NOVELLA  – ANNO HOMINUM 2016

Scritto e Diretto da Valter Casini
Canzoni Fabrizio De André
Arrangiamenti e brani strumentali PFM
Con Federica Biondo, Sara El Debuçh, Paolo Perinelli,
e tanti altri artisti in scena

DAL 18 DICEMBRE 2016 Al 8 GENNAIO 2017 al TEATRO AMBRA ALLA GARBATELLA

Piazza Giovanni da Triora 15 – tel. 06.81173900

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