Je suis en colère

fdr1Tra le cose peggiori che si possono provare c’è la paura. Roosevelt, consapevole dei grandi sforzi che il New Deal avrebbe richiesto agli Stati Uniti, lanciò alla storia una di quelle frasi che puzza di umanità e che in italiano suona così:  “l’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa”. La paura è sempre lì in agguato e ci prende, ci possiede. Penso ai connazionali in Bangladesh. Penso alle 9 vite spezzate ed ai due che si sono salvati in circostanze che vanno ben oltre la fortuna. Sembra uno di quei racconti che sentivo dire dai sopravvissuti alla Shoah o il racconto dei primi tre capitoli di “giustizia non vendetta” di Simon Wiesenthal, i sommersi ed i salvati di Primo Levi. E tanto, tanto altro.

downloadEd avevo paura. Una strana sensazione di avere l’orrore vicino, non la morte, ma l’assenza di regole, di quel codice di comportamento civile che ti fa portare il sedere a casa, uno strano misto di crudeltà e cinismo, isteria e panico che si affastellano in un complesso irriconoscibile di chi ha perso i limiti umani. Mi ha sempre salvato il mio essere spettatore, mettermi volentieri a distanza dal grande black, partecipare il dolore altrui e non viverlo. Alla fine ho imparato bene ad usare questo stile ganz Amerikanisch, come amava definire Wundt un suo allievo. Uno stile vincente che ha sostituito la responsabilità di ciò che si è provato, del dolore o del patimento sofferto in prima persona, quello che insegna. Dopo numerose generazioni video televisive, ecce homo, il crociato del terzo millennio che piccoli sputi di forma umana, armati di kalashnikov vogliono colpire e torturare. Io, homo impotente seppur imponente, che al posto dell’azione preferisco il senso di inadeguatezza di chi non vuole partecipare.

combo_italiani_-12069-kSzH-U10801065526401of-1024x576@LaStampa.itNon penso che quei 9 italiani avessero voglia di fare la guerra, non ne avevano voglia e non pensavano che la guerra fosse quella, ovvero essere ostaggio di un gruppo di catarro armato per uccidere. Scarti dell’umanità che si fanno fotografare come un vago gruppo di beoti accanto ad un cencio che chiamano bandiera o Dio o chi per loro. Questo non vale tutto lo sforzo di convivenza. Questa non è convivenza. È chiaro che la politica di integrazione ha fallito quando anche una manciata di queste formichine strepitanti decidono di massacrare altri esseri umani.  Ora anche l’Italia ha la sua manciata di guerra in casa, il suo pugno di martiri, per l’ennesima volta, come se non fossero bastati tutti quelli che dagli anni ’60 a metà anni ’80 hanno pagato le trame atlantiche. Anche gli italiani hanno il gusto di potersi dire “Je suis”, come d’altra parte i giapponesi (7 vittime innocenti anche nel paese del “Sol Levante).

policy-21.1852116-1467485535_03092746E poi siamo al solito teatrino delle parole dei grandi capi, quelle che spaziano sui valori, sulla civiltà e sulla onestà superiorità che NOI, dalla parte giusta del mondo, avremmo. “Avremmo” appunto. Perché se per una volta non fossimo superiori in valori e destini, in principi e libertà, giustificheremmo le ronde, il boicottaggio dei prodotti del Bangladesh, e tutto quello che viene da lì.

Sul Romanzo_Arancia Meccanica Ma questo è inaccettabile per un civile occidentale, al massimo lo si può mettere in bocca a qualche politicante da strapazzo senza ne capo ne coda che sbraita di cose che non sa. Siamo un Paese civile e visto che ci definiamo superiori non organizzeremo ne ronde ne boicottaggi, ma la tentazione è forte. Rispondere alla stupidità dei popoli con altra stupidità: solo per il gusto perverso di allontanare la paura. Ma la paura porta rabbia. Porta la vendetta e non giustizia. Porta l’istinto di sopraffare l’altro e questo porta alle ronde ed al boicottaggio. Anche questa è umanità, o anche questo è umano.

Per assurdo, nel vano tentativo di fuggire dagli Dei e di elevarci ai nuovi valori assoluti, abbiamo deciso di allontanarci dalla vuota passione e dal dolore. 9 nostri connazionali ci hanno restituito il senso di insicurezza e di consapevolezza che essere Charlie o Parigino o di Bruxelles è assai più facile che essere italiano quando ce l’hanno con  te. Essere italiano oggi vuol dire aver paura, vergognarsi e avere rabbia, coperti da una bandiera che è troppo corta e non copre tutte le differenze che questa santa nazione ha portato alla luce durante questi lunghi anni di convivenza forzata.

download (1)Ed allora che sia chiaro. È finita la convivenza e certi mondi è bene rimangano separati perché Babele è una allegoria metaforica ciclica. Quando si ergono nuovi Dei sotto forma di torre di convivenza, si servono assoluti con la cecità della ragione, ci si scopre diversi e divisi per volere di un altro Dio che richiede la sua presenza. Alla luce del dio ragione, si oppone l’oscurità della paura e della rabbia ed il giallo marcito della vergogna di essere ancora nudi di fronte alla schiuma dell’umanità.  Ma tutto questo è umano, sintesi più alta dell’evoluzione naturale, principe di intelletto a Sua immagine e somiglianza. A Sua immagine e somiglianza. Che sia allora un Dio sanguinario a richiedere il pegno al raziocinante mondo occidentale? 9 cadaveri martoriati a ricordare “che siamo solo uomini”.  Non c’è Charlie che tenga, Je suis effrayé, nerveux et gêné, Je suis en colère. Io sono umano.

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