Il nuovo stadio di Roma: il tempio pagano conteso.

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I preconcetti dominano gli atteggiamenti, spesso involontariamente. È un postulato della comunicazione umana che poi genera l’orientamento. Prendiamo in esame la storia dello stadio della Roma. Le tonnellate di carte tecnicismi procedurali messi in atto dal Comune di Roma per impedire o rallentare la costruzione di questo impianto è elefantiaca. Un progetto che ha già ricevuto il placet è bloccato da una posizione nota, quella dell’assessore Berdini.

hqdefaultL’assessore la ritiene un opera inutile e superflua per costi e soprattutto, per il cemento che verrà impiegato in una zona di Roma ancora tutta da colonizzare. L’impressione però è che ci sia di più. Una posizione pre-concettuale che va oltre il semplice bisogno di impedire l’espansione urbanistica romana. D’altra parte l’assessore sembra non avere tutti i torti visti i recenti sprechi per quel che riguarda i mondiali di nuoto di Roma: piscine per lo più inagibili e macro sprechi. Certo, se la costruzione rispettasse per una volta, tutti i crismi del buon governo, cambierebbe qualcosa? A volte l’idea che la giunta si crogioli in un immobilismo che è in continuità con la giunta commissariata precedente, con la paura di firmare cose molto grandi che possono sfuggire di mano, o dell’incapacità strutturale di rispetto delle norme tipica del nostro paese. Ma se la giunta Raggi vuole essere un cambiamento, ci si chiede, perché non investire nel miglioramento o nell’ampliamento della città, pur mantenendo quel profilo rigoroso di cui tanto ci si vanta? Sarebbe una bellissima dimostrazione che penso, orienterebbe anche coloro legati ad altri partiti, della bontà delle iniziative a 5 stelle. “Eppur -non- si muove”. Questo mi fa sorgere un dubbio. Per lavoro e per esperienza sono portato a valutare il processo decisionale come l’insieme di più istanze (di sfondo) che motivano sia la spinta, sia la direzione, sia la motivazione dell’azione. Berdini è un veterano ideologico dell’ideologia comunista, compra regolarmente “Il Manifesto” ed è una persona gentile e ispirata.

stadio-della-roma21 Ho avuto personalmente il piacere di conoscerlo e l’ho trovato estremamente cordiale. L’impressione è quella di essermi trovato di fronte ad una persona che ha una concezione precisa soprattutto in termini di dovere e di modo di porlo in atto. Non mi sono totalmente chiare le radici che lo portano ad opporsi così fermamente, ma sicuramente oltre le sopra citate, posso annoverare il bisogno di dare una discontinuità all’azione del Comune in termini di edilizia ed urbanistica anche lì dove i giochi erano fatti ed un modo di rivalutare alcune opere in relazione al nuovo corso. Ma sfugge qualcosa. La convinzione che mi sono fatto, probabilmente errata, è parte di un complesso di esperienze avute con quella fetta intellettuale e militante, di stampo comunista, che negli anni si è sentita tradita da un diffuso malaffare che ha coinvolto la sinistra italiana. Non basta. Ho la vaga idea che Berdini si senta parte di quel modo di sentire la politica come luogo in cui l’intellettuale militante può sperimentare l’ideologia. e l’ideologia non vuole Dei che la contrastino. In parole povere: a Berdini non piace il calcio? Sicuramente sbaglio perché le motivazioni possono essere altre: magari è tifosissimo della Lazio e vuole impedire che i lupacchiotti abbiano un loro luogo. Oppure ha la moglie laziale e a casa si è posto veto. O la suocera è romanista. Oppure sa che quelle meravigliose marane vicino la bretella che porta a Fiumicino non vanno toccate. Magari ha idea di riaprire l’ippodromo. Magari è tutto questo magari niente di questo.

Ma non è il giudizio sull’operato di Berdini che è in discussione, ma l’idea che, ad ogni tipo di ideologia si può parlare solo in termini ideologici: una posizione così forte fa ricordare il manifesto di quel gruppo di intellettuali che nel 1990 volevano rinchiudersi su un isola per evitare i mondiali di calcio. La cosa faceva veramente molto radical chic. Quando le religioni si scontrano difficilmente se ne esce vivi.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl di là del cemento, delle marane, dei soldi sprecati, della corruzione o dell’appartenenza calcistica ci sono i numeri: quando nasci in Italia hai un nome, un cognome ed una squadra di calcio. In termini di passione questo sport sposta milioni di persone e deve far riflettere che una nazione con una popolazione relativamente piccola  abbia nel palmares 4 titoli mondiali. Questo sport è la passione degli italiani. Non si possono calcolare le passioni su uno spettro economico. Non ha senso. È come quantificare una fede. Si può quantificare Gesù o la Madonna? No. Il calcio ed il tifo sono religioni laiche, un neopaganesimo necessario per l’essere umano. mi spiego: l’umanità rappresenta se stessa per assoluti, la storia è fatta di assoluti, le azioni umane degne di rilievo e studio sono degli assoluti. Guerre, personaggi, celebrazioni, sono tutti assoluti simbolici che mostrano il grado di trasformazione intima del simbolo stesso. Dio è una delle tante rappresentazioni del simbolo della trascendenza. Il calcio inteso come passione è un ennesima trasformazione simbolica. Tutti hanno un Dio. A volte è una passione politica come quella di Berdini. A volte un aspetto totemaico che sottende ad bisogno.

downloadSe la statistica fonda il metodo scientifico, la scelta di milioni di persone non può essere svilita o sottovalutata. Il calcio, oltre il proprio business, è una fede italiana con molti aspetti simili a quella religiosa. È la trasformazione intima. Ed allora ogni ideologia viene meno perché se parliamo di una fede di natura spirituale e trascendente i simboli si trasformano, ed i santi sono i giocatori, San Pietro è l’allenatore ed il presidente della squadra il Papa. È solo una forma laica e profana prettamente umana. Dio è la vittoria. Lo stadio, il tempio.

Giovinazzo -BariRaffaele Sollecito.photo by Daniele La MonacaE qui veniamo alla questione. Per il tifoso lo stadio della sua squadra è una chiesa laica, un luogo sacro in cui si svolge la funzione domenicale (non a caso tra l’altro), in cui ci si pente, ci si scopre uomini impotenti e rimessi nei confronti della sorte e si riceve la benedizione o la condanna. Lo stadio non è solo cemento e sabbia o negozi o lucro, lo stadio come luogo di business funziona perché chi lo frequenta ha una fede laica e pagana, antica e profonda che viene trasmessa per via familiare, spesso di padre in figlio, spesso come lascito o testamento. Il calcio, che interessi spasmodicamente o lo si frequenti come amatori è un fenomeno di comunanza e collettività, abbracciare (scambiamoci il segno di pace) uno sconosciuto o esprimere la più insulsa umanità, senza pregiudizi o stati sociali, senza differenza economica o scatti di carriera; nello stadio sono tutti uguali di fronte ad una palla che rotola in una rete. Lo stadio è quel fenomeno politico e religioso di aggregazione che per 90 minuti professa la propria spiritualità e smuove la settimana. Questo è uno stadio.  Se parliamo di integrazione o uguaglianza sarebbe utile rendere vero qualcosa che aggrega al di là della fede personale, che sia di natura religiosa, politica o semplicemente un sogno dietro una palla che pattina un verde prato. Se no, son solo preconcetti.

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