Diritto alla volgarità o violenza sulle donne?

16711686_599687303569795_4455610720744318357_nTitolo giornale Libero

In questi giorni si è assistito a titoli di giornali che definiscono una donna ‘Patata bollente’, a due comici a Sanremo elogiarsi perché ‘siamo diversi ci piace la patata’, a critiche sulla Leotta secondo le quali non potesse parlare di abuso o violazione della privacy perché vestita in modo succinto.

A questo si aggiunge poi l’utilizzo di immagini di elettrodomestici accompagnate da frasi che hanno ad oggetto la donna per pubblicizzare un prodotto di uso casalingo.

Frasi, immagini, aggettivi ed altro per classificare la donna. Per offenderne la dignità.

Anni fa la pubblicità di un’azienda di Fotovoltaico che mostrava l’immagine di una giovane donna nella stessa posizione di un arabo che prega che invitava al montaggio a costo zero. Altri, molti altri e sempre con le stesse immagini e frasi.

Ci domandiamo dove sia andato il senso di decenza e di rispetto per la donna. Una mentalità che c’è sempre stata e che ora è divenuta di uso comune.

Cos’è la violenza sulla donna, se non questo linguaggio che inneggia al suo uso e ab-uso?

A Roma, l’8 febbraio nella zona della Balduina un uomo ha massacrato di botte la moglie perché non gli aveva stirato bene i pantaloni.

Forse si dovrebbe rivedere il significato di libertà di parola e di comunicazione e non scandalizzarsi solo per una vignetta perché all’apparenza colpisce i morti, quando si è incapaci di prendere le distanze da chi condivide la nostra casa insultando i vivi.

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