lunedì, 26 giugno 2017
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Che sia il caso di preoccuparci anche qui se Francia, Germania e Norvegia si stanno mobilitando per bannare i veicoli diesel?

FRANCIA: Ségolène Royal , Ministro francese per l’Energia e l’Ambiente, s’è detta favorevole alla interdizione definitiva del Diesel, mentre il sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, ha avviato la procedura di blocco già a partire dal 2025.

Il periodo di preparazione prevedere l’aumento della tassazione sul diesel già dal gennaio di questo anno, mentre diminuirà quella sulla benzina. Seguirà poi un forte incentivo per l’acquisto delle auto elettriche e degli scooter.

L’abolizione progressiva di tutti i vantaggi fiscali per il diesel in cinque anni”

Le imprese potranno dedurre l’80% di IVA applicata sulla benzina, come avviene attualmente per il diesel. Misura questa che sarà portata alla conclusione progressivamente in due anni.

GERMANIA: Dopo l’Olanda e la Norvegia, anche in terra tedesca verrà vietata la vendita di auto con motore a combustione.

Per Rainer BaakeSegretario di Stato del Ministero federale dell’economia e dell’energia tutte le auto di nuova immatricolazione dovranno essere a zero emissioni entro il 2030. Ovvero che le nuove vetture saranno esclusivamente o elettrice o ad idrogeno. Per ora solo un intento che si sta facendo strada.

NORVEGIA: Già attiva nel settore delle energie rinnovabili, prevede (pur essendo il 12° paese esportatore di petrolio) di bannare le vetture a benzina dal 2025.

ITALIA: continua la promozione delle case automobilistiche per l’acquisto di vetture Diesel e Benzina!

 

E mentre Parigi pensa alla messa al bando del Diesel a Roma, come in altre città, l’unica soluzione sembra essere il blocco auto della domenica o le targhe alterne.

Ancora Volkswagen e ancora Diesel-gate.

Questa volta a muoversi è il Lussemburgo che ha presentato una denuncia contro ignoti per “reati e illeciti” per le manovre sui motori diesel del gruppo tedesco.
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La tesi è – stando a quanto afferma François Bausch , Ministro lussemburghese per lo sviluppo sostenibile – che se i dati non fossero stati manomessi il Lussemburgo non avrebbe mai approvato i certificati di omologazione.

Ad oggi il Gruppo Volkswagen ha già riconosciuto la presenza del software su 11 milioni di veicoli in tutto il mondo , tra cui 8,5 milioni in Europa. Quanto fatto costerà, negli USA, al gigante tedesco più di 23miliardi di dollari.

E la Commissione Europea? Sembra penare nella imposizione di sanzioni e compensazioni per i suoi consumatori.

“Volkswagen offrirà una sorta di bonus o di compensazione ai clienti europei” afferma il Commissario alla Giustizia Europeo Vera Jourova .

Volontà della commissione è quella di evitare le sanzioni per non penalizzare il costruttori, anch’essi colpiti dal Dieselgate e trovare una soluzione equa per l’UE.

Critica invece, l’UE, con i paesi, tra cui Lussemburgo, Germania, Spagna, Regno Unito che non hanno applicato sanzioni per le certificazioni di approvazione ai truffatori.

Critica soprattutto con la Lituania e Repubblica Ceca che non hanno introdotto nel loro sistema legislativo alcuna penalizzazione per queste irregolarità.

Non si legge il nome dell’Italia, eppure anche qui si sono vendute auto e si continuano a vendere.

“Nel 2014, in Italia si sono verificati 177.031 incidenti stradali con lesioni a persone, che hanno provocato la morte di 3.381 persone (entro il 30° giorno) e il ferimento di altre 251.147. Rispetto al 2013, il numero di incidenti scende del 2,5%, quello dei feriti del 2,7% mentre per il numero dei morti la flessione è molto contenuta, -0,6%.”

Questi i dati ISTAT pubblicati il 3 novembre 2015 che confermano le continue immagini che sempre più spesso ogni automobilista incontra sulla sua strada.

Incidenti che il più delle volte non uccidono, ma tolgono ogni possibilità di vita ‘normale’.

Persone che devono sperare nell’accoglienza di centri specializzati per continuare a vivere con dignità vicino i loro cari.

Centri come quello di Casa Iride che accoglie da anni chi, a seguito di un incidente, resta in uno stato di coma vegetativo.

Ed è in posti  come questo, che tutto di ferma e il pensiero che l’impossibile possa diventare una possibilità è percepito come reale. Ed anche quando qualcuno degli angeli accolti nel centro viene a mancare, resta la speranza che chi rimane possa farcela.

Persone sconosciute che non godono della notorietà di essere un politico come Buonanno o altri prima di lui. Ragazzi/e che vivono nel buio, ma che nei loro occhi portano una luce contagiosa per chi ha la fortuna di incrociarli.

Sono loro, persone ignote, che a volte non ce la fanno e che non hanno spazio sui giornali.

Eppure, nella vita, hanno regalato molto. Fino all’ultimo.

Loro. Un nome ieri ed oggi un altro come Francesco, Checco per chi lo ha conosciuto. Per chi ha letto nei suoi occhioni la bellezza di chi sa di regalare un sogno. La meraviglia donata nello stringere una mano, all’improvviso. Magari dopo un nome, il suo, sussurrato da una madre amorevole che oggi durante l’ultimo saluto chiede solo che il figlio non venga dimenticato.

E noi lo salutiamo, per rammentare che sebbene non faccia notizia, ogni individuo è un valore aggiunto e una vita da proteggere e ricordare. Sì, ognuno. Anche noi, perfetti sconosciuti.

Ciao Checco!

Le campagne elettorali si caratterizzano spesso e volentieri per le famigerate “promesse” dei candidati, sogni più o meno irrealizzabili che durano il tempo di un lancio stampa. Ovviamente, più la promessa è roboante e più il candidato si caratterizza e fa parlare di sé, nel bene e nel male. Uno dei più attivi in questa competizione è il bell’Alfio Marchini, che ha proposto la sua soluzione per combattere i “portoghesi” che non pagano il biglietto in metropolitana. A dire del candidato sponsorizzato da Berlusconi, Mussolini e Storace, per evitare il “salto del tornello” basterà mettere delle barriere più alte nelle stazioni delle metropolitane.

L’idea potrebbe sembrare quasi convincente, perché che come sottolinea Ruggiero Piccolo (PD Atac) «sulle metropolitane i tornelli più alti potrebbero aiutare a disincentivare l’evasione e in tutti i paesi europei le barriere sono mediamente più alte di quelle delle linee romane». Ma in verità Marchini dimostra di non essere un assiduo frequentatore delle metropolitane di Roma, cosa che francamente non stupisce.

Spiega infatti Piccolo: «In Germania i tornelli non ci sono proprio e l’evasione e pari a 0%. Ma soprattutto a Roma il problema non è lo scavalco del tornelli ma il “trenino” (persone che si accodano all’utente pagante prima che il tornello si chiuda), cosa che nessun muro può fermare. Il vero problema è che a Roma ci sono solo 70 verificatori oltre a 200 tra quadri e dirigenti che però la verifica non la fanno praticamente mai. Servirebbero 500 verificatori per riportare il livello di evasione in un range tollerabile».

«Le soluzioni allo studio sono tante, continua ancora Piccolo. Ci vorrebbero le fermate a tubo, nella area periferica e fino a dove è possibile verso il centro. Ci vorrebbe una modifica delle sanzioni e sarebbe necessario realizzare un protocollo con le forze dell ordine o con i vvuu affinché questi mettessero a disposizione squadre di intervento per identificare i trasgressori. Una percentuale alta di multe non viene pagata perche i dati forniti sono falsi o perché la residenza è in altri paesi diversi dall’Italia».

«Inoltre – conclude – è necessario ampliare la rete di vendita e attivare anche attraverso le nuove tecnologie, l’accesso al titolo. Un’importante novità potrebbe riguardare la tessera e il biglietto a scalare, strumento utile per punire gli evasori e gli elusori attraverso l’azzeramento di un credito a caparra dato in anticipo e restituito a fine anno. Naturalmente questo prevede una bigliettazione da realizzarsi esclusivamente su card».

Insomma, per fermare i “portoghesi” non basterebbe alzare i tornelli come promette “Arfio” – che tra l’altro non prende in considerazione l’elevato costo di un’operazione di questo tipo per un’azienda in crisi come Atac – ma far uscire un po’ di gente dagli uffici…

Che Atac fosse in crisi era evidente a tutti. Quello che forse lo era meno, era l’interesse della società dei trasporti ferroviari, Ferrovie dello Stato nella sua acquisizione.

Già a ottobre infatti si vociferava di come Trenitalia volesse uscire da Metrebus per i debiti di quest’ultima – cosa poi scongiurata – ma la trattativa con Roma e quel che resta del Comune è andata avanti.

Marino, poco prima delle dimissioni, aveva affermato di essere alla ricerca di un partner industriale per rimettere in sesto l’azienda,  dopo il cambio del Cda, e ora arrivano le dichiarazioni di Renato Mazzoncini, Ad di Ferrovie dello Stato, sull’eventuale acquisizione di Atac che getta una nuova luce sulla conferenza dell’ex-Sindaco:

“Se la domanda è se mi interessa Atac, la risposta è no. Se la domanda è se mi interessa il trasporto su gomma della capitale, la risposta è sì. L’ideale sarebbero le gare. Abbiamo un’interlocuzione con il Comune di Roma, che ha il problema di un’azienda con 1,7 miliardi di debiti, tecnicamente fallita: sarebbero sprovveduti a non avviare interlocuzioni. O ci muoviamo noi o si muoveranno sicuramente le aziende straniere”.

Le uniche possibilità di Atac secondo Mazzoncini sono dunque l’essere ceduta o a Fs o a compagnie straniere.

Magari qualcuno dei pendolari non proprio fan delle Ferrovie (in particolare di Trenitalia, che da Fs è partecipata al 100%) potrà pensare che l’azienda voglia rallentare ancora di più il trasporto pubblico romano, ma dopo alcuni nostri pezzi sui tempi biblici di Atac, la cosa sembra davvero improbabile.

 

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Sono 13 i casi di atti vandalici e aggressioni sui quali la Polizia di Stato del commissariato “Casilino” ha avviato un’inchiesta che si è avvalsa anche della collaborazione di ATAC e dello specifico tavolo permanente voluto dal Questore Nicolò d’Angelo.

Grazie ai sistemi tecnologici installati dall’azienda sulle linee più a rischio, gli investigatori sono giunti all’identificazione di tre ragazzi di età compresa tra i 10 e i 13 anni.

La vicenda ha fornito oggetto di una articolata informativa alla Procura della Repubblica anche per definire le responsabilità dei genitori dei giovanissimi coinvolti.

Multe salate per i furbetti del Tpl, ma rimborsi anche per le attese. Roma ha delle speranze?

Multa fino a 200 euro per i portoghesi, e rimborsi a tutela dei pendolari in caso di ritardo del trasporto pubblico. 30 minuti in città, 60 se si allarga il raggio. A meno che non ci siano scioperi, calamità naturali o altri eventi imprevedibili.
È la bozza del decreto sui servizi sociali, e sul trasporto pubblico locale, in analisi in queste ore. Il testo non è ancora definitivo, naturalmente, ma avrebbe una portata rivoluzionaria nel trasporto pubblico. Talmente rivoluzionaria, che viene da chiedersi se sia o meno applicabile in una città come Roma.

Immaginiamo la situazione romana attuale. Lo scorso dicembre mezz’ora di ritardo la fecero le metro, non gli autobus. Alcune linee hanno una media di 20 minuti di attesa, e se il biglietto metrebus (quando non è falso) è aumentato a 1,50 euro, il servizio ne soffre ancora.
In passato abbiamo contato i portoghesi, abbiamo descritto situazioni impensabili, di cui a volte la responsabilità è andata all’azienda, a volte ai dipendenti, a volte agli utenti.
Senz’altro lo scenario attuale non è dei più rosei, e l’applicazione tout court del decreto rischierebbe di offrire gran parte del patrimonio aziendale ai pendolari, o almeno gran parte delle multe che vengono erogate.

Ma come può evolvere la situazione?

Ci sono delle possibilità, legate alle elezioni di Roma e alla nuova fase di Atac che potrebbero portare un rinnovo nel trasporto. Marco Rettighieri ha ad interim l’intera gestione economico-finanziaria di Atac, e sta certamente riducendo man mano i dirigenti dell’azienda, ma le grandi decisioni da prendere sono politiche.

È previsto un tavolo dei trasporti a Roma, con il ministro Graziano Delrio e il Presidente della Regione Lazio Zingaretti, ma le grandi novità verranno dalle elezioni.
Sarà il nuovo sindaco infatti a stabilire in che direzione andrà il trasporto locale, in particolare nell’ambito della metro C.

Con l’attuale situazione dei lavori, si va verso una congestione totale delle metro A e C a San Giovanni (che non ha lo spazio per diventare la seconda Termini), e che deve arrivare assolutamente a Colosseo.
Dall’altro lato, c’è la questione Olimpiadi, e c’è chi la metro C vuole portarla nell’altra direzione, a Tor Vergata. Senza contare il resto dei trasporti, con potenziamento delle linee già esistenti, la linea B, la Roma-Lido, e il ritmo degli autobus.

Il tempo stringe, dunque, e il decreto sul Tpl corre dietro alla città senza un sindaco. L’applicazione di un’eventuale ordinanza senza il progetto politico infatti porterebbe solo nuovi disagi tra i cittadini esasperati e un’azienda malvista da tutti.

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A distanza di cinque mesi dallo scandalo Volkswagen, il Ministro francese per l’Ecologia, Ségolène Royal, decide di effettuare dei test su 22 veicoli di differenti marchi automobilistici.

Opel e Renault tra le peggiori. Secondo i risultati dei test, raccolti da ONG France Nature Environment, Climate Action Network , che ha avuto accesso alle  Euro 1, Opel è il marchio più inquinante.

Per il momento con l’esame della sola Opel Zafira che risulta di 5 volte superiore ai limiti consentiti di Ossido di Azoto.  La segue Renault che con ben cinque veicoli testati è risultata fuori i limiti consentiti con la sua Espace 6. Infatti quest’ultima è, tra i suoi modelli, la più inquinante.

Non è un bel momento per la casa automobilistica francese. Recentemente indagata dalla DGCCRF (Direzione Generale della Concorrenza, della Consumazione e della Repressione delle Frodi). Al terzo postosi piazza  Ford.

Secondo Loreilei Limousin, Climate Action Network. “I sistemi di controllo dell’inquinamento che sono stati sviluppati da produttori di automobili funzionano solo in determinate condizioni.C’è l’esempio della Renault Espace, che funziona bene tra i 17 ei 35 gradi. Tuttavia,sappiamo bene che la temperatura media in Francia è ben al di sotto queste cifre.”

Tra i 22 costruttori anche PSA che sembra essere quasi in linea con i livelli consentiti, ma il più virtuoso tra i dieci produttori sembra essere BMW. I risultati della ONG spingono a continuare e suggeriscono di mettere sul banco di prova anche altri costruttori, tra cui FIAT, che secondo alcuni dossier potrebbe rischiare di superare ampiamente le soglie autorizzate.

Continuano stop e limitazioni alla circolazione nella Fascia Verde.  Dopo lo stop definitivo ai veicoli più inquinanti all’interno della Fascia Verde, il Commissario Straordinario Francesco Paolo Tronca ha stabilito la circolazione a targhe alterne anche per Lunedì e Martedì (dopo i blocchi di oggi e ieri).

Lunedì 21/12 blocco dispari (circolano pari) dalle 7.30 – 12.30 e 16.30 e 20.30
Martedì 22/12 blocco pari (circolano dispari) dalle 7.30 – 12.30 e 16.30 e 20.30

Possono circolare  i veicoli meno inquinanti:

  • auto a metano
  • gpl
  • ibride e Euro 6
  • ciclomotori due ruote quattro tempi Euro 2
  • motocicli quattro tempi Euro 3

Verifica la classe ambientale o categoria euro del tuo veicolo

Perimetro ZTL “ Fascia Verde”

Categorie veicolari esentate dai divieti di circolazione permanente e programmato nella Z.T.L. “Fascia Verde”

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Da oggi è definitiva la limitazione alla circolazione dei veicoli più inquinanti all’interno della Fascia Verde. Divieto per autoveicoli benzina e diesel “Pre – Euro 1”. Sono esclusi quelli alimentati, anche in modo non esclusivo, a gas naturale o gpl.

Inoltre, fino al 31 marzo 2016 – per poi diventare definitivo a novembre – lo stop è esteso da Lunedì a Venerdì (esclusi festivi infrasettimanali) a:

  • veicoli a benzina EURO1
  • diesel EURO1 e EURO2

Verifica la classe ambientale o categoria euro del tuo veicolo

Perimetro ZTL “ Fascia Verde”

Categorie veicolari esentate dai divieti di circolazione permanente e programmato nella Z.T.L. “Fascia Verde”

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