sabato, 25 marzo 2017
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Il  Dr. Feelx è morto improvvisamente, lo scorso 8 gennaio, e questa prematura scomparsa ha intristito  tutto il mondo della Musica.

A dare la notizia è stato lo show radiofonico lo Zoo di 105, e sin dai primi momenti gli utenti hanno espresso il loro dolore per questa dipartita attraverso il circuito dei social network. Moltissimi commenti sulle pagine Facebook che stanno ricordando nelle ultime ore il noto deejay, che aveva trovato la fama grazie al programma tv condotto da Piero Chiambretti, anche se nella sua carriera sono tantissime le collaborazioni importanti.

Sconosciuta la causa del decesso. Al momento, si parla genericamente di un malore nel corso di una serata in terra di Sicilia, quando il celebre conduttore radiofonico, nonchè produttore discografico nigeriano, è stato trasportato d’urgenza in ospedale, da dove non è più uscito vivo.

Voglio salutare  a mio modo  il Dr. Feelx, conosciuto anche con gli pseudonimi D.F.X., Dr. Felix e Felix Imevbore; l’ho incontrato personalmente solo una volta, qualche anno fa, ma  tanto mi basto’ per avere di lui, nel corso degli anni,  la durevole e  vivace impressione  di un  uomo carismatico, talentuoso e  di grande energia e simpatia.

Che la terra ti sia lieve.

 

Lisa Bernardini

 

Nella foto cover, una immagne del Dr. Feelx ripresa dal web

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Il prossimo 20 gennaio il Presidente americano appena eletto, Donald Trump, si insedierà ufficialmente alla Casa Bianca.
L’ avvenimento è ricordato spesso in questi giorni anche dalle dichiarazioni di una conoscenza nostrana del mondo dello spettacolo: la nota attrice, conduttrice e sosia ufficiale di Liz Taylor, l’italianissima Marina Castelnuovo.
Marina sta ripercorrendo infatti quel famoso 20 gennaio 1997 (esattamente 20 anni dopo), quando venne invitata a Washington (una delle pochissime italiane presenti alla Cerimonia), alla Parata, alla Cena di Gala e al Gran Ballo per il secondo insediamento di Bill Clinton alla Casa Bianca.
Nessuno avrebbe mai potuto prevedere che, a fine dell’anno dopo, cioè nel 1998, Marina Castelnuovo sarebbe stata chiamata a Washington dall’Avvocato David Kendall, stratega della difesa di Bill Clinton nello scandalo “sexgate”, a testimoniare a favore dell’ex Presidente degli Stati Uniti, l’uomo più Potente della Terra, per via della famosa cravatta gialla oro a rombi blù.
Marina Castelnuovo con la sua fondamentale testimonianza permise di far perdere credibilità a Monica Lewinski, e cadde cosi’ un importante capo d’accusa, e Bill Clinton fu scagionato alla fine dall’ ”impeachment”.
Ne parlarono tutti all’epoca: tv, giornali, sia nel nostro Paese che all’estero. Lo staff di Clinton fu cosi’ riconoscente alla Castelnuovo che venne ringraziata attraverso canali ufficiali scritti.
Dal momento che Marina Castelnuovo è una cara amica della sottoscritta, e conoscendola so che non cesserà mai di seguire da vicino le vicende americane, mi piace rivolgerle un augurio a pochi giorni di distanza dall’uscita politica di Obama: di poter frequentare come nel passato i corridoi e le feste ufficiali di questa nuova, ultimissima Presidenza.
Un abbraccio, Marina: salutaci il Tycoon!

Lisa Bernardini

Nella foto, Marina Castelnuovo nei giardini della Casa Bianca in una foto di qualche anno fa

Mariella Nava è una delle figure cantautorali più importanti del nostro Paese. L’ho incontrata  recentemente, in un pomeriggio romano  di questo piovoso Dicembre che stava avvicinandosi al Natale.

Un grande carisma, il suo. Traspare anche dal vivo, non solo dalle sue canzoni.

Tarantina,  inizia a studiare pianoforte fin da bambina.  Sono i suoi amici più cari ad accorgersi del suo talento e a consigliarle di fare ascoltare le sue prime composizioni. L’incontro con Gianni Morandi è l’inizio della svolta. Tantissime le  collaborazioni illustri; tante le canzoni scritte per molti grandi nomi. Tra questi sicuramente spiccano “Come mi vuoi” scritta per Eduardo De Crescenzo e ricantata poi da Mina, “Spalle al muro” (ricordata come “Vecchio”) scritta per Renato Zero, per il Sanremo ’91 e “Per amore” scritta per Andrea Bocelli, ma resa celebre in tutto il mondo da un’infinità di interpreti e in particolare in Brasile. Pluri-premiata per i suoi testi ed in particolare per  l’ attenzione verso importanti temi sociali, è anche stata insignita dell’onorificenza al merito di Cavaliere della Repubblica. Ha pubblicato di recente una compilation dal titolo “Sanremo si Sanremo no” in cui ha raccolto tutti i momenti salienti della sua carriera dagli inizi fino ad oggi. È attualmente in studio per registrare il suo nuovo album di inediti di prossima pubblicazione,  a quattro anni dal suo ultimo “Tempo mosso”.  Un incontro veloce, il nostro,  da cui è nato un faccia a faccia breve, ma molto intenso. Una esclusiva per “L’occhio dell’Arte” de Il Quotidiano Italiano.

Mariella Nava, una vita in mezzo alla musica : il tuo punto di vista su chi, come te, fa il mestiere del cantautore. Quali sono i problemi reali che maggiormente si devono affrontare per vivere di Musica oggi?

Il problema più grande per chi come me fa musica d’autore è che, se vuole sentirsi davvero libero di creare con la propria modalità di scrittura e il proprio genere, il proprio gusto, deve necessariamente autoprodursi.
Non è dato a tutti di riuscirci.
Bisogna avere un budget a disposizione e spazi che siano dalla parte di chi è davvero indipendente.
Le major ormai sono in crisi, data la continua perdita del mercato discografico fisico e la nullità di quanto torna da quello digitale.
Per questo si sono totalmente affidate ai Talent che offrono spazi televisivi ( e radiofonici collegati) per lanciare nuovi volti a poche spese.
Le regole dei Talent e delle radio, però, sono ferree e commerciali, seguono i canoni del largo consumo e non lasciano alternative alla musica di nicchia o di qualità.
Oggi un De Andrè, un Dalla, un Guccini, Un Paolo Conte non avrebbero scampo.
Da qui si può comprendere la grave perdita.

Lo scorso primo dicembre a Roma c’e’ stato un importante convegno sul Diritto d’Autore in Italia, indetto dallo S.N.A.C. di cui fai parte, in collaborazione con la Federazione Autori. Cosa è soprattutto emerso di importante, per te, da quel confronto fra esperti del settore e giornalisti presenti?

È emerso purtroppo che la musica è morta.
Tutti lo sappiamo ma nessuno ha il coraggio di darne il triste annuncio.
I giornalisti si sono seduti alla corte di chi conta, raccontano, giustificano e scrivono quello che conviene dire.
I ragazzi ascoltano solo in streaming la musica ( seppure) senza fare il download che richiede account e costi in degli smartphone che schiacciano ogni tipo di frequenza abbassando la qualità del suono di cui nessuno sa più i veri connotati.
Le telefonie ingrassano le loro casse a nostre spese aumentando i loro abbonamenti con la pubblicità di musica ad ore come fosse una prostituta e facendo di noi il suo business mentre noi lentamente ci sfuochiamo.
Si sono dovuti inventare il firma copie che sarebbe il tour degli Artisti nei negozi quando esce un nuovo album, per spingere il mercato dei CD fisico, ma in pochi lo acquistano e nessuno sa più dove ascoltare i CD, perché i lettori li hanno tolti perfino dalle macchine e dai computer di ultima generazione….
I discografici piangono crisi, ma poi annunciano falsi successi, in TV e radio si consegnano dischi d’oro e di platino ad alcuni artisti di cui si stenta a ricordare anche il nome o che appartengono a circoli di major e radio network nei vari festival/parate/teatrini/Talent e sembra che la crisi non li sfiori, ma ci ha fatto tutti secchi.
Anche i grandi nomi si sono consumati piegandosi a tutto quello che li tiene in visibilità, legati alla macchina dell’ossigeno e hanno paura di denunciare la lenta decadenza….
Quando la musica trova finalmente uno spazio, comunque viene “sfumata” perché non c’è più tempo di ascoltare …..deve andare la pubblicità……
Questo è il quadro che è emerso ed è abbastanza triste direi….!!!!

Il pubblico pensi senta la necessità di tornare a qualità e meriti che non siano quelli delle regole dei talent televisivi? O i talent hanno uniformato tutto e tutti?

Beh…. ogni cosa dai e dai riesce a stancare !!!!
Si sono ripetuti molto.
Credo che sia arrivato il tempo di capire che da lì, dopo tanti anni di file e code e gare, di pareri di giudici più impegnati e mostrarsi nel loro essere artisti che in quello duro e impegnativo di “individuare” un talento, chi scrive davvero musica e ci lascia “storia” non sia nato…
Forse qualche interprete interessante, ma l’orizzonte è molto povero e vuoto….

Quali sono i tuoi prossimi impegni? Dove avremo il piacere di ritrovare te e la tua musica?

Sta per uscire un mio nuovo album di brani inediti. Ci ho messo quattro anni dall’ultimo.
Sarà dura poterlo fare ascoltare per tutto quello che ho detto prima, ma io non vivo mai i traumi di chi è abituato ai grandi numeri.
Vengo da lontano, ho sempre contato sulle mie sole forze.
Non ho mai goduto dei cosiddetti “investimenti”.
Sulle donne cantautrici, in Italia, a differenza dell’estero, non si punta mai o ci si stanca presto di farlo.
L’ho capito da subito che qui si è più abituati alle donne in veste di “cantanti” e mi sono affrancata.
Ho sempre lavorato per gli attenti, per chi mi viene a cercare e per questa ragione mi ritengo una coraggiosa sopravvissuta.
Del resto, se sono ancora qui e il mio parere conta  anche per i giovani che mi chiedono consigli, vuol dire che ho già vinto.

Grazie, Mariella. Della tua sincerità e della tua caparbietà, che affiorano in maniera immediata dal tuo sguardo fiero e indomabile.

Chapeau.

 

Lisa Bernardini

 

La foto dell’articolo ritrae Mariella Nava e ci è stata fornita dalla stessa cantautrice

Storie di Donne ha decretato la sua vincitrice! Ad Anzio,  con la collaborazione dell’imprenditore locale Mauro Boccuccia, lo scorso 2 Dicembre,  è stata premiata  finalmente colei che ha sbaragliato la concorrenza nell’edizione 2016:  Lorella Ridenti,  che ha vinto per la sua tenacia, intraprendenza e versatilità.
Lorella Ridenti, nuova “Donna dell’Anno” di “Storie di Donne” 2016, è stata omaggiata di un prezioso riconoscimento firmato dal Maestro Scultore Valerio Capoccia, creato appositamente per questa occasione.
Questa talentuosa Direttrice di magazine nazionali  è approdata a capo  del settimanale “ORA” dopo essere stata a lungo nel settore del Disegn e dell’Architettura con le riviste “GAP casa” e “La mia casa”, di cui è stata alla guida  per oltre 10 anni. In questo ultimo anno, ha vinto tre premi: Premio Anna Magnani, Premio Luigi Centra e Premio Anpoe.
L’hanno affiancata nella serata altre donne di carattere, premiate con altri riconoscimenti: l’attrice Adriana Russo; la giornalista e speaker radiofonica Roberta Beta; la modella ed attrice Modestina Cicero, la ballerina Patrizia Viglianti.
L’evento è stato brillantemente presentato dal conduttore radio-televisivo Anthony Peth, ed ha avuto come ospite speciale della serata  Marco Baldini.
Inserito nel magnifico parterre rosa anche un uomo che vive gran parte dell’anno negli Stati Uniti:  il cantante italo-americano Francesco Caro Valentino, che ha ricevuto un Premio Speciale Musica. Prima dell’inizio della serata, il locale che ha ospitato l’evento è stato in diretta su Radio ICN New York con Tony Pasquale.
Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Mirco Petrilli, vincitore del Grande Fratello 13; Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; il Prof. Luca Filipponi , Alessandro Maugeri e Paola Biadetti dallo Spoleto Art Festival; il press agent Massimo Meschino con Cristina Alexandra, Vernonica Caruso, Marilena Pavlovic, Federica Pizi, Elisa Pepè Sciarria ; il direttore organizzativo di incostieraamalfitana.it Alfonso Bottone; il Dott. Giannino Bernabei dal Comitato Sociale ed Economico Europeo; la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia Sylvia Irrazábal; il regista Michele Conidi; la fotografa Marcella Pretolani; il fisico Sergio Bartalucci; il regista Giuseppe Racioppi; la casting director Patrizia Ceruleo; il Prof. Francesco Petrino; il cantante Alessandro La Cava; il cantante Sandro Presta; il pittore Gino Di Prospero; la disegnatrice Daniela Prata; la giornalista Iolanda Pomposelli; l’ufficio stampa Francesco Caruso Litrico.
Un clima gioioso, vissuto con tanta allegria, tra balli, canti, vino e prelibatezze culinarie, con medaglie di partecipazione e torta acquario per tutti.
Durante la serata è stato ricordato anche l’evento di beneficenza “L’Isola dei Fiori”, dalle musiche del Maestro Franco Micalizzi, che il prossimo 11 Dicembre vedrà protagoniste alcune delle più brave scuole di ballo del Lazio (una anche dalla Campania) presso l’Auditorium San Leone Magno di Roma, per raccogliere fondi a favore dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (presenterà quella serata Lorenza Mario, con la straordinaria collaborazione artistica di Simona Marchini e la regia di Stefano Bontempi).

Lisa Bernardini

 

Nella foto, il momento della torta finale

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Come è successo lo scorso anno, lo Spoleto Art Festival farà tappa a Bruxelles; in programma,  una settimana di studi, presentazioni e cultura. La novità di questa edizione bruxellese, rispetto alla precedente,  è l’intensità delle manifestazioni. Si tratterà non solo di Arte, ma anche di  argomenti che hanno a che fare con altri ambiti culturali ed Istituzionali. La giornata più importante della trasferta oltralpe sarà il giorno 7 Dicembre,  con la presentazione al Parlamento  Europeo  Altiero  Spinelli  non  solo  dello  Spoleto  Art  Festival,   ma anche dell’ Accademia Auge ( Accademia per gli studi Giuridici Europei ),  alla presenza dei rispettivi Presidenti:  Luca Filipponi e Giuseppe Catapano. La visita inizierà alle ore 10:00  da Place de Luxemburg, e dopo circa un’ora avverrà la  presentazione dell’Accademia e dell’Ope con un breve seminario introduttivo ( Arte e Cultura In Europa) presso Rond De Schuman 14,  nei pressi della Commissione Europea.  Nel primo pomeriggio, lo Spoleto Meeting Art Bruxelles, a cura di Paola Biadetti, sarà presentato presso la Sede della Regione Abruzzo, che si trova sempre nella capitale belga. Gli artisti che saranno presenti con le proprie opere all’esposizione dal 7 dicembre al 31 gennaio sono Borrelli Patrizia, Botondi Beatrice, Bove Fabiana, Buttini Roberta, Collazzoni Marco, Di Prospero Gino, Jaccheo Rosanna, Ligotti Anna Maria, Maurizi Francesca Silvia, Nuzzi Ermelinda, Pret Ton , Rossi Giuliano, Sernesi Gabriella, Vitaloni Rita, Zavoli Massimo.  Alla manifestazione saranno presenti anche la cantante lirica Tania Di Giorgio ed Alessandro Maugeri , Direttore della Cory Aquino European Foundation.  Per l’occasione sarà presentato il numero speciale della rivista Giovani Europei, numero del ventennale.  Il presidente Luca Filipponi si dichiara molto soddisfatto per l’evento: “Devo segnalare una grande crescita di questa kermesse, proporzionale al grande sviluppo di Spoleto Art Festival”.  Il giorno 8 dicembre la manifestazione proseguirà con la visita al Museo di Arte Contemporanea della Città  e con altri seminari ed incontri culturali ed istituzionali,  tra cui segnaliamo  la presentazione della Fondazione Tau, che ha  sede nella città de L’Aquila.

Lisa Bernardini

 

Nella foto, Luca Filipponi con la sottoscritta, durante un momento di recente scambio culturale  fra lo Spoleto Art Festival ed il Photofestival Attraverso le pieghe del tempo di cui sono direttore artistico

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“A che punto è l’Autore…?”: un incontro interessante tra giornalisti ed Autori nel campo della Musica. In questo consisterà l’appuntamento del 1° Dicembre alle ore 18.00 a Roma, presso la prestigiosa sede della Biblioteca e Museo teatrale del Burcardo, sita Via del Sudario nr. 44, ed esattamente presso la sala Alberto Sordi.    Lo S.N.A.C. ( SINDACATO NAZIONALE AUTORI E COMPOSITORI) con la collaborazione della Federazione Autori ha predisposto per quel giorno in agenda di parlare con i giornalisti, i colleghi autori ed un ristretto pubblico, per un confronto ed una riflessione che contiene un po’ di dolente ironia, come si evince dal titolo dell’incontro.  Tutti gli Autori conoscono bene la situazione sempre più difficile per chi cerca di ottenere una giusta remunerazione per lo sfruttamento delle loro Opere e del crescente impoverimento dell’industria editoriale e discografica. Dagli Stati Uniti, alcuni grandi artisti hanno lanciato già da tempo un grido d’allarme che non è stato, però, ancora raccolto nel nostro Paese. E non è solo una questione economica (certamente importante); è anche e soprattutto una inadeguata attenzione alle Opere popolari che, pur apprezzate, vengono considerate appunto solo “Pop” e non come Opere, come se non costituissero una parte importante della nostra cultura.  Gli organizzatori sono certi che, in questa occasione, ci sarà modo di approfondire una serie di argomenti, per capire realmente a che punto della storia degli Autori si è oggi e per poi provare a proporre insieme soluzioni che possano ridare dignità al lavoro. Sono stati invitati, condividendo l’iniziativa, tra gli altri: Tonino Coggio, Mario Lavezzi, Franco Micalizzi, Franco Migliacci, Mogol, Enrico Nascimbeni, Mariella Nava, Oscar Prudente, Edoardo Vianello, Bruno Zambrini. Gestirà l’incontro, dando spazio a tutti gli interventi in programma, Sergio Mancinelli, noto giornalista dall’importante passato anche come conduttore televisivo, unanimamente riconosciuto quale esperto di Musica e cultura musicale, ed oggi amatissima voce di Radio Capital. L’ appuntamento e’ esclusivamente su invito, ed è’ previsto un breve momento conviviale alla fine dell’incontro.

Lisa Bernardini

 

Nella foto, Sergio Mancinelli in una delle sue tante immagini presenti nel web

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La kermesse sul mondo femminile dal titolo “Storie di Donne”, organizzata dall’Associazione Occhio dell’Arte e giunta al secondo anno di vita, si inaugurerà con una mostra artistica il prossimo 25 novembre a Roma, alle ore 17:30, presso l’Hotel Villa Eur Parco dei Pini, con il taglio del nastro effettuato da una madrina di grande prestigio: la Responsabile Culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia, Dottoressa Sylvia Irrazabal.

Come nella Prima Edizione, la rassegna inizierà nella giornata internazionale contro la Violenza femminile, il 25 Novembre, e terminerà il giorno 8 Dicembre, ultimo giorno in cui sara’ possibile visionare le opere prescelte ed in esposizione per questa edizione.
Gli artisti protagonisti sono Gino Di Prospero (con una splendida personale con tema il Mare) e una collettiva a tema libero di tutte donne: Roberta Gulotta, Daniela Prata, Eugenia Serafini, Sabrina Falasca, Mapi, Malisa Longo, Loredana Giannuzzi, Tatèv Hakobyan (nazionalità armena), Natalia Cojocari (nazionalità moldava).

Solo nel giorno della inaugurazione esporranno anche lo scultore Valerio Capoccia ed il Presidente di associazioni umanitarie Giorgio Ceccarelli, con alcuni quadri raffiguranti importanti temi come l’Infanzia rubata e l’importanza della bi-genitorialità in caso di separazione.

“Storie di Donne” e’ un progetto culturale (anche interculturale) senza scopo di lucro che ha come fine il raggiungimento di un omaggio spontaneo al Mondo Femminile nelle sue variegate e molteplici sfaccettature; un inno visivo e sensoriale che possa essere semplice narrazione di esistenza quotidiana oppure sottolineatura di profondità introspettive oppure testimonianza di amore per il mondo femminile. Si vuole al contempo porre l’attenzione, attraverso una tematica attuale che si apre a numerose interpretazioni anche sociali, sull’importanza delle possibilità espressive, estetiche, comunicative e costruttive dei vari elaborati artistici,nel parlare di Contemporaneità.

Tante novità attendono gli amanti dell’Arte e della Cultura, che potranno accedere liberamente alla mostra a Villa Eur.   Molti gli ospiti presenti e provenienti dai campi più disparati, fra cui, in ordine casuale: Giuseppina Iannello, storica top model internazionale; Romano Benini, giornalista economico e docente di Politiche del Lavoro e di Sociologia del Made in Italy presso l’Università La Sapienza di Roma; il Duca Carlo D’Abenantes; l’ex Uomo Nero della RAI Lino Bon; l’attore e cantante Angelo Sorino; la critica d’arte Loredana Finicelli; la giornalista e speaker radiofonica Roberta Beta; la manager Aurora Colladon; l’attore, regista e doppiatore Giovanni Brusatori; l’attrice Adriana Russo; il giornalista nonché Presidente dell’Italia dei Diritti Antonello De Pierro; la Presidente dell’Associazione culturale La Casa Boliviana in Italia Susana Mamani Machaca; Maria Grazia De Angelis Presidente AISL_O; Franco Micalizzi noto compositore e direttore d’orchestra; lo sceneggiatore e scrittore Marco Tullio Barboni; Pierfrancesco Campanella regista e produttore; la cantante e ballerina Gisela Josefina Lopez Montilla ed il pianista e compositore Giovanni Caruso; il Prof. Luca Filipponi dello Spoleto Art Festivalil conduttore radiotelevisivo Anthony Peth.

A rappresentare EscaMontage, Associazione Culturale no-profit ideata e diretta dalla regista Iolanda La Carrubba (Presidente) e dalla critica cinematografica Sarah Panatta (Vicepresidente), saranno a Villa Eur, giusto per citare qualcuno tra i loro ospiti che presenzieranno, anche poetesse come Alessandra Carnovale, Anita Napolitano, Terry Olivi, Massimo Pacetti ed il cantautore Amedeo Morrone.

A rappresentare la scuderia del press agent Massimo Meschino, invece, saranno Giulia Pietrosanti (Ragazza Occhio dell’Arte e finalista nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016), Ilenia Pisicchio (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016) e Giorgia Succu (Finalista del Premio Nazionale La Modella per l’Arte 2016 nonché Concorso nazionale Una Ragazza per il Cinema 2016).

L’Architetto Ugo De Angelis, infine, interverrà con il tema dal titolo: “La Violenza di genere nella Mitologia attraverso l’Arte Figurativa”.

Attese tante altre figure e personalità; l’Ingresso è libero, ma il momento conviviale del vernissage sarà destinato ai soli invitati.

Ancora segreti i dettagli della serata dedicata alla Donna dell’Anno, che si svolgerà il prossimo 2 dicembre ad Anzio, con la collaborazione dell’imprenditore locale Mauro Boccuccia.

 

Lisa Bernardini

 

Lo scrittore Roberto Teofani ha accettato di farsi intervistare a pochi giorni dall’uscita del suo ultimo lavoro.  In anteprima per la rubrica l’Occhio dell’Arte,  ci mostra anche la copertina di questo nuovo romanzo.

Chi è Roberto Teofani e come nasce la tua passione per la scrittura?
Nasce intorno ai sedici anni con le prime parodie dei grandi classici: La divina commedia o I promessi sposi. Poi leggendo i primi romanzi con la voglia di creare dei mondi nuovi, storie uniche, quando quello che leggevo non mi bastava e la mia fantasia chiedeva altro. Io ho sempre cercato, nella musica come nella scrittura, di percorre strade nuove. Sono un quarantenne innamorato della sua città, della sua Roma, ma pronto a fare le valige perché viaggiare è vivere.

Hai uno scrittore di riferimento?
Il primo libro che ho acquistato in libreria è stato “Comici Spaventati Guerrieri” di Stefano Benni a cui sono molto legato. Da lì in poi molti altri autori mi hanno folgorato! ultimamente ho riscoperto Leonardo Sciascia.
Stefano Benni è forse l’unico autore di cui abbia letto tutti i libri. Ma l’ispirazione spesso viene dalla realtà, dalle persone che, chissà perché, trovano con semplicità il coraggio di raccontarmi le loro storie. Di sicuro l’ironia è una chiave di lettura meravigliosa e gli autori che ne fanno buon uso mi intrigano. Seguo da sempre, a teatro e in letteratura, un certo Alessandro Bergonzoni.

Dopo il successo del tuo primo romanzo “Schegge d’Italia. Un viaggio, un libro” pubblicato lo scorso anno sempre per Efesto editore, in questi giorni uscirà “Download” tua seconda opera. Di cosa parla e cosa ti aspetti dal pubblico?
Se “Schegge d’Italia. Un viaggio, un libro” nasce dalla mia attività di blogger e critico su Life style made in Italy, e mi ha permesso di usare la fantasia per giocare con grandi artisti della nostra penisola, “Download” è un romanzo, il mio primo. Nasce da un’idea, forse figlia di un mondo dove il controllo sembra esprimersi sotto aspetti spesso inaspettati, come la letteratura ed il cinema suggeriscono. Download è un applicazione per smartphone che nasconde un gioco, una caccia clandestina. Questo sfondo mi ha permesso di raccontare le storie dei protagonisti, storie d’amore e di rivoluzione, di famiglie e amicizie, di passioni.
Storie! Questa è la parola chiave perché è questo che cerchiamo in un romanzo.

Qual’è secondo te la cosa più difficile per chi si affaccia come scrittore al mondo dell’editoria e cosa ti senti di consigliare?
Scrivere è una passione ma va coltivata, bisogna migliorarsi e comprenderne i meccanismi se si decide di pubblicare. Io scrivo tantissimo anche solo per il piacere di farlo, di ritagliarmi un momento tutto per me.
Bisogna cercare l’editore giusto e se si tratta di piccola o media editoria, stringere un rapporto di fiducia e di crescita con l’editore. Se dovete pagare per pubblicare tanto vale auto pubblicarsi!! Se credete nelle grandi case cercate di tutelarvi e ricordate che entrate in un mondo dove l’autore non ha molta voce in capitolo!!

Hai già un nuovo libro nel cassetto? Se si ci dai qualche anticipazione per i nostri lettori?
Beh qualcosa c’è sempre: Avrò almeno tre o quattro romanzi da finire ma potrebbero restare nascosti o incompiuti. Scrivere è uno splendido passatempo per me!
Download nella parte finale trova un protagonista che si impone nella storia e che meriterebbe un approfondimento o magari un libro tutto per lui. Poi c’è il professor Bariuvski ( protagonista di un blog dove si narrano le sue disavventure di professore di astrofisica amante dell’alcol e delle donne) che scalpita..
E poi c’è la musica: Il progetto Download prevede un cd con le canzoni inedite citate nel romanzo che vedrà presto la luce.

Prima di salutarti, vuoi dare un appuntamento ai nostri lettori?
Si! Saremo alla fiera del libro dal 7 all’11 dicembre Più Libri Più Liberi (Palazzo dei Congressi, Roma) al primo piano stand T45 e poi ci sarà la presentazione del libro.
Seguitemi sulla pagina Facebook Schegge d’Italia per tutte le novità!!!

 

Lisa Bernardini

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Roberto Carminati è conosciuto nell’ambiente dello spettacolo come l’ Hairstylist delle celebrities. Ultimamente, è nata una nuova veste che lo accompagna: quella di scrittore. L’ho incontrato qualche giorno fa nell’Urbe, tra un impegno e l’altro di entrambi. Ne è nato un breve faccia a faccia, che condivido con i lettori di questa rubrica, alla vigilia di un appuntamento  a Roma che lo vedrà protagonista,  il 16 novembre appunto, e che si svolgerà presso la libreria Mondadori di Via del Pellegrino.

Da hairstylist delle celebrities a scrittore: com’è nata l’idea del tuo primo libro “Biondo Platino”?
La “passione” mi accompagna da sempre! Sia nella professione, sia nella vita, ed è proprio la passione che mi ha spinto a cimentarmi in questa avventura letteraria. Avevo il desiderio di esprimere e trasferire la mia storia personale, molto legata al lavoro.
Come ti vedi in questa nuova veste?
È una nuova veste che non è però lontana dalla mia natura. Spesso infatti ho modo di raccontare alle mie clienti e amiche e ai miei figli i miei esordi e gli aneddoti legati alla mia carriera. Ovviamente raccontarlo con un libro mi ha dato una ulteriore soddisfazione, perché rivedendoli nero su bianco mi sono accorto che in questi anni di acqua sotto il mio ponte ne è passata davvero molta.
In una società come la nostra continuamente bombardata da suoni e immagini, che peso ha la lettura e la cultura in generale?
Stiamo vivendo un’era in continua evoluzione; mi sto convincendo che, anche in questa fase della nostra storia, in cui la comunicazione ha cambiato la sua veste, ci sarà, anzi dovrà esistere e convivere una dimensione che non può prescindere dalla cultura e dalla lettura. Sono solo un po’ nostalgico rispetto a tutte quelle sensazioni bellissime che un libro può regalare: l’odore della carta, il fruscio della pagina che voltiamo, e l’evocazione con la mente di suoni, colori, immagini che secondo me non dovranno mai mancare anche nella continua evoluzione.
Una scrittrice o scrittore famoso a cui vorresti rifare il look?
La scrittrice Dacia Maraini, una donna di indiscusso fascino. Comunque ho già avuto in tal senso un precedente illustre con l’amica stimatissima Carmen Lasorella, giornalista e scrittrice, per la quale ho studiato un taglio corto e sbarazzino che da risalto alla bellezza dei lineamenti del suo viso.
Darai un seguito a questa tua avventura letteraria?
Continuerò sicuramente la mia avventura letteraria… anzi, vi anticipo che sto già elaborando un progetto che spero potrà concretizzarsi prestissimo! Intanto penso alla presentazione del prossimo 16 novembre  a Roma, della seconda ristampa di “Biondo Platino”,  a cui interverranno anche Carmen Lasorella, in quanto autrice della prefazione del libro,  e la mia cara amica Roberta Capua.

Lisa Bernardini

Marco Tullio Barboni è  un noto sceneggiatore, che si è dedicato con successo anche alla regia, e che da qualche mese sta indossando i suoi nuovi panni di acclamato scrittore.

“…E lo chiamerai destino”, edito da Kappa,  e’ un’opera originale scritta totalmente in forma dialogica: esperimento assai raro, e comprovante la grande sapienza nella padronanza della materia da parte di chi lo ha ideato. Un dialogo impossibile quanto affascinante: Conscio vs Inconscio. Come visti come due personaggi del più celebrato degli spettacoli: la vita. Un faccia a faccia raccontato come mai nessuno prima, in cui i lettori assisteranno al dialogo animato, sorprendente, sfrontato e finanche rivelatore, tra le due entità cui è affidata la più grande delle responsabilità: quella di scegliere.

Marco Tullio  appartiene ad una illustre famiglia che ha segnato tratti importanti del cinema italiano d’Autore. Lo zio Leonida è stato un magistrale direttore della fotografia, amatissimo da Anna Magnani; il padre Enzo, prima operatore alla macchina poi direttore della fotografia ed infine regista con lo pseudonimo di E.B. Clucher, ha legato gran parte della sua fama a film interpretati da Bud Spencer e Terence Hill e all’indimenticabile filone degli spaghetti western. Frequentatore di set fin da bambino, è stato lui stesso regista e sceneggiatore, ed ha proseguito la carriera familiare con caparbietà e notevole talento. Uomo di profonda cultura e variegati interessi, vede però il suo prossimo futuro come scrittore ed autore di futuri, nuovi testi teatrali, da tradurre anche in lingua inglese e magari da esportare in America. Gli ho fatto una intervista qualche tempo fa a Roma.  Buona lettura!

Marco Tullio, nella tua biografia metti in evidenza il fatto di rappresentare la terza generazione di una famiglia di “cinematografari”. Sbaglio se dico di cogliere un certo compiacimento in una simile affermazione?

Non sbagli affatto. Intanto perché è una forma di tributo ai rappresentanti delle due generazioni che mi hanno preceduto, vale a dire mio zio Leonida e mio padre Enzo che hanno percorso la storia del nostro cinema per oltre mezzo secolo ai massimi livelli delle rispettive professioni, eppoi perché senza simili premesse familiari anche la mia attività nel cinema e nella televisione non sarebbe stata la stessa. Con mio padre, in particolare, ho istaurato un sodalizio fantastico in base al quale, dalla fine degli anni settanta in poi, io non solo scrivevo i film che lui dirigeva ma, avendo costituito una società che svolgeva il ruolo di produttore associato, percorrevamo insieme tutti i passi che conducevano dalla ideazione della storia fino all’edizione e all’uscita nelle sale. Inoltre, devo dire che il termine “cinematografaro” appartiene ad una gergalità che richiama ad una visione “artigianale” del mestiere cui mio padre, e non solo lui, era molto affezionato.

Un artigianato di grande prestigio, comunque. Come emerge scorrendo le filmografie di Leonida Barboni e di Enzo Barboni, alias E.B. Clucher. 

Assolutamente. Mio zio è stato il direttore della fotografia prediletto da Anna Magnani ed ha lavorato con registi che hanno fatto la storia del cinema italiano: Blasetti, Germi, De Sica, Bolognini, Monicelli…e quanto al percorso di mio padre, che è arrivato alla regia dopo essere stato a sua volta operatore alla macchina e direttore della fotografia, è costellato da tali incontri e collaborazioni che è difficile citarle tutte: da Pietro Germi a Vittorio De Sica, da Stanley Kubrik a William Wyler, da Gregory Peck a Kirk Douglas, da Totò a,naturalmente, Terence Hill e Bud Spencer.

Immagino che l’ incontro con Terence Hill e Bud Spencer abbia rappresentato una svolta fondamentale anche della tua attività professionale. 

E’ vero. Ma prima di ogni altra considerazione, il mio pensiero va alla recente scomparsa di Bud, alla nostra amicizia e alla reciproca stima consolidata in quasi mezzo secolo di conoscenza. Lo avevo conosciuto ancor prima di “Lo chiamavano Trinità”, in occasione di un film nel quale mio padre era ancora direttore della fotografia, “Un esercito di cinque uomini”, e per me, ragazzo amante dello sport, quel gigante, con i suoi trascorsi e la sua simpatia, non poteva non diventare un mito. Ci incontrammo poi di nuovo l’anno successivo in occasione, appunto, di “Lo chiamavano Trinità”, film nel quale mi trovavo per la prima volta, appena maggiorenne, a ricoprire un incarico ufficiale: quello di secondo aiuto-regista. Una decina di anni dopo, successivamente ai miei studi universitari e di scrittura creativa e cinematografica e ad altri film girati da mio padre con lui, cominciai a scrivere parecchie cose anche per Bud, prima in occasione di lavori diretti da mio padre e successivamente anche per serie televisive affidate ad altri registi.

Non è stato, quindi, un caso che sia proprio di Bud Spencer una delle recensioni sulla retrocopertina di “…e lo chiamerai destino.”: tua prima opera letteraria dopo tanto cinema e televisione. 

E’ stato un contributo affettuoso, un omaggio alla nostra amicizia e a quella ancora più antica e consolidata che aveva avuto con mio padre. Senza dimenticare, tuttavia, che il libro rappresentò anche per lui una piacevole sorpresa.

Ed infatti Bud lo ha sottolineato nell’intervista che ritroviamo anche sul sito del libro. La sua sorpresa è stata, in effetti, quella di molti: come si approda, ci si è chiesti, dopo decenni di scrittura di film di genere ad un argomento complesso e particolarissimo come quello del rapporto tra conscio ed inconscio? 

Rimuovendo un preconcetto, prima di tutto. Un preconcetto molto diffuso, in particolare nell’ambiente dello spettacolo. E cioè quello che tende ad omologare, quasi ad identificare, una persona con la sua produzione professionale. Come se, al di fuori di quella, la persona in questione non potesse avere altri interessi, coltivare altre passioni, approfondire altri argomenti. C’è un gustoso aneddoto che mi piace ricordare a questo proposito: è legato all’incontro avuto, subito dopo le mie prime sceneggiature, con un giovane collega conosciuto in occasione della mia breve esperienza di assistente di Istituzioni di diritto e procedura penale. “Certo,” mi dice “dall’analisi della personalità del reo ai fini della determinazione dell’azione penale ai cazzotti in testa…hai fatto un bel salto mortale!” In occasione dell’uscita del libro si è consumato, per così dire, il percorso inverso e sono stati in molti a sorprendersi poiché in qualche scomparto della loro mente mi avevano catalogato sotto il cliché “Scrittore di film d’azione” e non contemplavano che potessi discostarmi da quello.

Effettivamente “…e lo chiamerai destino” è un libro che sorprende per la ricchezza di informazioni e di riferimenti culturali che apporta. Evidentemente frutto di un lungo studio. 

Io direi, piuttosto, di una grande passione. La lettura dei testi di Carl Gustave Jung, di Daniel Kanheman, di Bruce Lipton, di Robert Williams, di Daniel Golemam e di tanti altri è venuta prima, molto prima della decisione di scrivere il libro. Quest’ultima è sbocciata in seguito all’idea di immaginare il rapporto tra conscio ed inconscio raccontato come uno psicologo o uno psicanalista non avrebbe mai fatto. Un modo informale e fruibile ma assolutamente corretto dal punto di vista dei contenuti.

E’ infatti è quello che ha rilevato il prof. Domenico Mazzullo, nell’altra autorevole recensione che correda il tuo libro. 

Nel caso del prof. Mazzullo è stato lui a sorprendere me. Lo avevo contattato tramite un amico nella speranza che potesse leggere il libro in anteprima e segnalarmi eventuali imprecisioni. Dopo solo pochi giorni mi ha chiamato complimentandosi e dicendosi disponibile per la recensione che ho messo nella retrocopertina e per l’intervento in video che si può trovare nel sito del libro.

Un “endorsement “ in piena regola! 

Al quale sono seguiti quelli di altri psichiatri e psicoterapeuti che lungi dal considerare la mia un invasione di campo, hanno accolto con interesse il tentativo di avvicinare una platea più vasta di quella alla quale solitamente si rivolgono ad un argomento come quello del rapporto tra conscio ed inconscio: un argomento enormemente interessante, straordinariamente affascinante ma, soprattutto, potentemente condizionante nella vita di ciascuno di noi.

La struttura dialogica per l’intero corpo della narrazione, per quanto cosa rarissima, ha decisamente contribuito a questo fine. 

E’ stato il modo in cui ho coniugato la passione con il mestiere. A darmi lo spunto è stata…tanto per rimanere nell’argomento del libro…una sincronicità. Quella tra la stesura da parte di mia figlia Ginevra della sua tesi di laurea su “Il codice di Perelà” di Palazzeschi e la contemporanea lettura da parte mia di “Due pinte di birra” di Roddy Doyle: due libri diversissimi ma accumunati dal fatto di utilizzare la struttura dialogica per quasi tutto o tutto il corpo della narrazione. In entrambi i casi da quei dialoghi emergeva, chiarissimo e vibrante, un mondo. Non solo un mondo in senso geografico, ma un mondo di idee, di atmosfere, di emozioni. E dunque, sulla base di quelle sensazioni, ho deciso che era in quel modo che andava raccontata la storia del rapporto tra conscio ed inconscio che avevo in mente. Per sottoporre al lettore l’argomento che si aspetta, cioè quello dell’inconscio e del suo rapporto con il destino, ma non così come se lo aspetta.

Lisa Bernardini

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