Dieselgate, la soap-opera continua

Ancora Volkswagen e ancora Diesel-gate.

Questa volta a muoversi è il Lussemburgo che ha presentato una denuncia contro ignoti per “reati e illeciti” per le manovre sui motori diesel del gruppo tedesco.
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La tesi è – stando a quanto afferma François Bausch , Ministro lussemburghese per lo sviluppo sostenibile – che se i dati non fossero stati manomessi il Lussemburgo non avrebbe mai approvato i certificati di omologazione.

Ad oggi il Gruppo Volkswagen ha già riconosciuto la presenza del software su 11 milioni di veicoli in tutto il mondo , tra cui 8,5 milioni in Europa. Quanto fatto costerà, negli USA, al gigante tedesco più di 23miliardi di dollari.

E la Commissione Europea? Sembra penare nella imposizione di sanzioni e compensazioni per i suoi consumatori.

“Volkswagen offrirà una sorta di bonus o di compensazione ai clienti europei” afferma il Commissario alla Giustizia Europeo Vera Jourova .

Volontà della commissione è quella di evitare le sanzioni per non penalizzare il costruttori, anch’essi colpiti dal Dieselgate e trovare una soluzione equa per l’UE.

Critica invece, l’UE, con i paesi, tra cui Lussemburgo, Germania, Spagna, Regno Unito che non hanno applicato sanzioni per le certificazioni di approvazione ai truffatori.

Critica soprattutto con la Lituania e Repubblica Ceca che non hanno introdotto nel loro sistema legislativo alcuna penalizzazione per queste irregolarità.

Non si legge il nome dell’Italia, eppure anche qui si sono vendute auto e si continuano a vendere.

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