Il ritorno nel maceratese, sulle macerie del sisma

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Tra le tante zone colpite dal sisma ci sono due piccole realtà che come molte altre se non fossero oggetto dell’attenzione di singoli passanti resterebbero sconosciute.

Questa volta siamo stati nel maceratese a scoprire cosa è accaduto a Pieve Torina e ad Antico. Due comunità vicine, quasi una dentro l’altra.

Pieve Torina, completamente distrutta e per questo inaccessibile e pericolosa, tanto da vedere l’esercito costretto a transennare e pattugliare con posti di blocco le varie entrate al paese.

Antico anch’essa fortemente colpita dal sisma, giace quasi deserta alla merce di sé stessa e di chi indisturbato di tanto in tanto si reca a recuperare qualche oggetto dalla propria abitazione o, solo per sincerarsi della persistenza della sua casa, visita quelle mura distrutte e da ricostruire.

Triste e sconfortante vedere un intero paese abbandonato e deserto. Ma probabilmente anche imprudente, considerando che quelle sono zone popolate da cacciatori ed in alcune di quelle case ci sono armi che seppure regolarmente registrate, lasciate lì, potrebbero essere prese ed usate per ferire qualcuno. O più semplicemente noncuranza di una corretta vigilanza fa di questi luoghi il terreno perfetto per sciacalli. E così oltre alla paura di non rivedere le proprie case se non dopo anni, queste persone devono vivere anche con la consapevolezza che nessuno vigila sulle loro proprietà.

Siamo entrati indisturbati in questi luoghi e così come altri abbiamo passeggiato tra le case per capirne lo stato di abbandono.

E siamo andati a vedere come vengono soccorsi in prima istanza chi non può trasferirsi negli alberghi perché troppo lontani e si trova costretto a restare nelle vicinanze del paese perché è qui che hanno le loro attività, il lavoro e l’albergo che viene offerto come alternativa dista più di 70km..

Dormitori realizzati in tende che hanno tutto l’aspetto di non essere propriamente termiche e che violano la dignità e la privacy delle numerose famiglie costrette a dormici dentro.

Non tutti infatti possono avere la fortuna di comprare o ricevere da amici e parenti roulotte o altro rifugio e vivono per giorni dentro quelle che potrebbero somigliare più a tende da bestiame che ricoveri termici.

Eppure le tende termiche si vedono a Pieve Torina, ma hanno l’effige del Ministero di Grazia e Giustizia e sono probabilmente utilizzate dal personale della protezione civile come mostrano le foto e come al contrario viene attuato in altri campi.

Tante sono le domande che vorremmo porre ai responsabili della Protezione Civile ed al Sindaco di questi luoghi.

Perché consentire l’allestimento di queste tende utilizzate per mesi? Perché non consentire alle persone di mantenere il loro status di famiglia e non di popolazione terremotata? Perché non permettere loro di assicurare ai propri figli un riparo più umano e che non tolga loro dignità e privacy costringendoli a stare in capannoni di fortuna con lettini segnati da cartoni? Perché non custodire le loro case? Perché non affidare loro razioni di cibo per vivere una apparente normalità, invece di portarli alla dimensione di un cameratismo che non hanno scelto di vivere? Perché non consentire alle forze di aiuto presenti ed ai volontari di restare più di una decina di giorni in quelle zone, consentendo magari un rapporto più umano e di integrazione sociale?

Molti perché…troppi in attesa che qualcuno accetti di dar loro una meritata risposta.

Ringrazio Flavio Di Properzio per essersi nuovamente recato in queste zone e aver documentato quanto emerge dalle foto.

E nell’attesa che il Sindaco Alessandro Gentilucci ci risponda, promettiamo di tornare in questi luogo nella speranza che la situazione diventi più dignitosa per quelle persone  che vedono la loro dignità s-composta da lettere su un pezzo di cartone.

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